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Attualità 2 min di lettura2 ore fa

Due dosi non bastano: il caso Pike scuote il Tennessee

La procedura contro la 50enne condannata per omicidio si è protratta per quasi due ore ed è terminata con il trasferimento in ospedale.

La condanna a morte di Christa Pike non è stata eseguita: secondo i giornalisti presenti, la detenuta ha ricevuto due somministrazioni di pentobarbital senza perdere conoscenza. Al termine del tentativo, i suoi legali hanno chiesto d’urgenza di bloccare l’esecuzione e hanno riferito che la donna è stata portata in un ospedale vicino.


Una procedura durata quasi due ore

La somministrazione è cominciata alle 19 e si è conclusa alle 20:56, ora locale, in una sequenza descritta dai testimoni come molto più lunga rispetto alle attese. Tra loro c’erano cronisti di diverse testate statunitensi, presenti all’interno della struttura penitenziaria.

Dopo l’avvio dell’iniezione, Pike sarebbe rimasta cosciente: avrebbe parlato e cantato insieme alla propria guida spirituale. Anche dopo la prima dose, secondo i resoconti, continuava a muoversi e la sua respirazione era ancora chiaramente udibile.


I legali: «Esecuzione non completata»

In una nota, gli avvocati hanno sostenuto che il Tennessee «non è riuscito a portare a termine un’esecuzione legale». Hanno inoltre comunicato che la 50enne, condannata per omicidio, stava ricevendo cure mediche in una struttura ospedaliera della zona.

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La difesa ha collegato quanto accaduto alle criticità già sollevate prima della procedura: la difficoltà nel trovare una vena, il possibile collasso dei vasi sanguigni e l’ipotesi che il pentobarbital fosse deteriorato. I legali hanno anche denunciato l’assenza di un’assistenza medica d’emergenza disponibile nel momento in cui qualcosa fosse andato storto, oltre alla riservatezza che, a loro giudizio, continua a circondare il protocollo.


Pike detenuta dal 1996

Christa Pike si trova nel braccio della morte del Tennessee dal marzo 1996. È indicata come l’unica donna condannata alla pena capitale nello Stato da oltre 200 anni.

Dopo il fallimento della procedura, la difesa ha depositato un’istanza urgente per impedire che l’esecuzione venga ripresa. Le informazioni rese pubbliche riguardano quindi sia le condizioni della detenuta, trasferita in ospedale, sia le contestazioni sul funzionamento del protocollo utilizzato.

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