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Attualità 2 min di lettura1 ora fa

Dopo il litigio il figlio chiama il 113: madre condannata, la difesa ricorre

La donna ha ricevuto una pena di un anno e quattro mesi, ma la sua legale contesta sia l’abbandono sia la durata dell’attesa davanti all’abitazione.

La sentenza non chiude il caso: la legale della donna ha già fatto sapere che presenterà appello. Il ricorso sarà depositato dopo la pubblicazione delle motivazioni, che la giudice Paola Vacca dovrebbe rendere disponibili entro 60 giorni.


La difesa prepara il ricorso

La versione sostenuta dalla difesa è distante da quella ricostruita dall’accusa. Quel pomeriggio, secondo la legale, madre e figlio avrebbero avuto un diverbio perché il bambino non voleva rientrare in casa, nonostante gli inviti ricevuti.

Dopo essere salito, il piccolo avrebbe suonato al citofono senza ottenere risposta. La madre, però, lo avrebbe seguito visivamente dal balcone e per questo, secondo la difesa, non si sarebbe verificata una situazione di abbandono. «Faremo ricorso», ha annunciato la legale.


Quanto durò davvero l’attesa

Anche il periodo trascorso all’esterno è oggetto di contestazione. L’accusa parla di circa due ore davanti al condominio, mentre i legali della donna sostengono che gli agenti siano riusciti a entrare nell’edificio dopo una mezz’ora circa.

La differenza incide sulla lettura dell’episodio, insieme alla questione del controllo esercitato dalla madre dal balcone. La donna, 39 anni, ha sempre respinto la ricostruzione attribuita al figlio.


La condanna è già arrivata

Otto giorni fa la gup ha condannato la madre a un anno e quattro mesi con rito abbreviato. Il procedimento era nato dalla denuncia presentata dalla polizia per l’ipotesi di abbandono di minore.

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La decisione è quindi destinata a essere esaminata in secondo grado. Soltanto con il deposito delle motivazioni sarà possibile conoscere gli elementi sui quali la giudice ha fondato la pena e definire i contenuti dell’impugnazione.


Il pomeriggio finito sotto esame

L’episodio risale al 15 settembre 2024. Quel giorno il bambino, che aveva 9 anni, era sceso nel giardino condominiale per giocare con alcuni coetanei; la madre lo osservava dall’abitazione. Il minore frequentava anche la casa vicina del padre, separato dalla donna.

Secondo la ricostruzione accusatoria, dopo il gioco il bambino avrebbe tentato di tornare nell’appartamento, senza riuscire a farsi aprire. Avrebbe continuato a suonare per un lungo periodo e, esasperato, avrebbe telefonato al 113.


L’intervento della polizia

Gli operatori arrivati sul posto avrebbero parlato con il minore e poi citofonato alla madre. A quel punto la donna avrebbe aperto il portone, consentendo al figlio di rientrare nell’abitazione.

Dopo l’intervento, gli agenti avrebbero svolto ulteriori verifiche e formalizzato la denuncia. La madre, secondo gli atti, avrebbe contestato la loro presenza, ritenendola un’ingerenza ingiustificata nella relazione con il figlio.

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