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Attualità 2 min di lettura2 ore fa

Dopo 52 anni il primo rutto: la svolta arrivata con il Botox

Un raro disturbo impediva a un uomo di Singapore di liberare l’aria dallo stomaco, fino all’iniezione che ha ridotto gonfiore e dolore

Per Daryl il cambiamento non si è limitato alla scomparsa dei crampi e dell’addome gonfio. Dopo 52 anni senza riuscire a ruttare, l’uomo ha raccontato di aver provato sensazioni mai conosciute prima, come riconoscere a distanza di ore il gusto e l’odore degli alimenti appena consumati attraverso la risalita dei gas.

Il risultato ottenuto non deve però essere considerato necessariamente definitivo. L’azione della tossina botulinica tende a esaurirsi nel tempo e, in alcuni casi, può rendersi necessario ripetere il trattamento; tra le conseguenze temporanee possibili c’è anche una maggiore fatica nel deglutire.


Una funzione assente per tutta la vita

La procedura, eseguita a marzo, ha permesso a Daryl di espellere finalmente l’aria accumulata. A sei mesi dall’infiltrazione, secondo il suo racconto, i disturbi quotidiani erano quasi del tutto svaniti e diversi cibi precedentemente esclusi erano tornati nella sua alimentazione.

Prima dell’intervento è stata effettuata un’endoscopia, così da controllare l’eventuale presenza di ostacoli nell’esofago. La tossina è stata poi inserita nel muscolo cricofaringeo, nella parte alta dell’esofago, con l’obiettivo di renderlo temporaneamente più rilassato e consentire al gas di risalire.


Il problema nascosto dietro il gonfiore

Per gran parte della sua vita l’uomo, dirigente nel campo della sicurezza informatica, non aveva interpretato l’impossibilità di ruttare come una vera patologia. Verso i 40 anni, però, sono comparsi episodi sempre più pesanti: pressione addominale, aria bloccata, dolori, stitichezza e un gonfiore persistente.

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I pasti ricchi di alimenti capaci di produrre gas trasformavano spesso la giornata in una prova difficile. Daryl descriveva la sensazione come quella di una “pentola a pressione” e, nei momenti più critici, arrivava a indursi il vomito per tentare di liberarsi. I conati erano udibili anche dai colleghi quando si chiudeva in bagno.


La diagnosi dopo anni di dubbi

Dal 2018 Daryl ha consultato medici di base e specialisti, rivolgendosi sia a strutture pubbliche sia private. Reflusso gastroesofageo e sindrome dell’intestino irritabile sono state tra le ipotesi valutate, ma nessuna riusciva a giustificare l’insieme dei sintomi.

L’uomo aveva inoltre collegato il malessere alla dieta e aveva temuto di essere diventato intollerante al lattosio. Per non rinunciare alla caffeina beveva il kopi-o kosong, il caffè nero tradizionale senza zucchero. La risposta è arrivata quando ha individuato autonomamente la disfunzione retrograda del muscolo cricofaringeo, conosciuta anche come sindrome del non rutto.

In questa rara condizione, spesso non riconosciuta, il muscolo non si apre nel modo corretto quando l’aria viene ingerita parlando, mangiando o bevendo. Il gas resta quindi intrappolato e può causare tensione, rumori nel collo o nel torace, dolore, aumento della flatulenza e dilatazione dell’addome. La descrizione medica del disturbo si è consolidata soltanto negli ultimi anni, contribuendo a renderlo più identificabile.

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