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Attualità 2 min di lettura15 ott

Dolomiti, la trappola dei video: ferrate senza preparazione

Le immagini online rendono accessibili percorsi impegnativi, ma gli alpinisti invitano a non imitare imprese viste sui social senza competenze e informazioni adeguate.

«La Sat non intende realizzare nuove vie ferrate». Cristian Ferrari, presidente della Società degli Alpinisti Tridentini, ribadisce così la posizione dell’associazione davanti alla crescente pressione turistica sulle montagne. Il tema non riguarda soltanto la costruzione di nuovi tracciati, ma anche il rischio che immagini spettacolari spingano persone inesperte ad affrontare itinerari oltre le proprie capacità.

A preoccupare gli alpinisti è soprattutto la distanza tra ciò che appare sullo schermo e la difficoltà reale dell’escursione. Foto e brevi video possono trasformare pareti esposte, passaggi attrezzati e tratti di arrampicata in una meta apparentemente alla portata di tutti.

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La popolarità non riduce i rischi

Sui social, un percorso dolomitico viene spesso raccontato attraverso una sequenza rapida di panorami, scalette, ponti e passaggi sospesi. In pochi minuti si possono vedere anche più rifugi e circa 800 metri di dislivello, senza che emergano con chiarezza preparazione fisica, esperienza tecnica, condizioni meteorologiche o difficoltà del tracciato.

Il risultato è che alcune persone decidono di partire dopo aver visto una fotografia o un video, senza raccogliere informazioni sufficienti. È lo stesso meccanismo che alimenta l’allarme legato a imprese spettacolari come quelle associate a Mauro Corona: ciò che online sembra semplice può diventare pericoloso se affrontato senza competenze specifiche e senza l’attrezzatura necessaria.

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Ferrate tra tutela e turismo

Il confronto sulle vie attrezzate nasce anche dal cambiamento del pubblico che frequenta le Dolomiti. Itinerari un tempo riservati a escursionisti esperti sono oggi molto più conosciuti e attirano visitatori in cerca di esperienze da condividere in rete.

La Sat, secondo le linee guida approvate nel 2021, esclude la realizzazione di nuovi percorsi e concentra il proprio impegno sulla manutenzione e sulla sicurezza di quelli già presenti. Ferrari ha riconosciuto però l’esistenza di una posizione diversa: c’è chi considera le vie ferrate una risorsa capace di sostenere il territorio anche nei periodi dell’anno meno affollati e propone quindi di aumentarne il numero sulle montagne trentine.

Il punto di equilibrio resta difficile da individuare. Da una parte c’è la richiesta di rendere le vette più accessibili e di distribuire i flussi turistici; dall’altra, la necessità di evitare che la diffusione delle immagini cancelli la percezione dei pericoli. La popolarità di un percorso, infatti, non ne modifica il livello tecnico né sostituisce la formazione necessaria per affrontarlo.

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