Digger crolla al botteghino: Cruise non basta, è già un caso
Il kolossal di Alejandro Gonzalez Inarritu, costato quasi 180 milioni di dollari, ha raccolto incassi minimi ed è stato accolto freddamente da pubblico e critica.
«Tom Cruise può essere la star più famosa del pianeta, ma il suo nome non basta a portare gli spettatori in sala per una satira ambientalista così fuori dagli schemi». È questa, in sintesi, la valutazione riportata da Variety sul debutto di Digger, il nuovo lavoro di Alejandro Gonzalez Inarritu. Il film ha ottenuto il 51% su Rotten Tomatoes e un giudizio “C+” nei sondaggi CinemaScore realizzati all’uscita dalle sale.
La rivista osserva inoltre che, in un caso simile, recensioni e passaparola diventano decisivi. Warner Bros. ha provato a trasformare le reazioni negative in una leva pubblicitaria, invitando sui social il pubblico a “decidere da solo” dopo che alcuni critici avevano definito l’opera “sgradevole” e “incomprensibile”. Una strategia utile per alimentare la conversazione online, ma molto meno efficace nel convincere gli spettatori ad acquistare un biglietto.
Una lista di flop pesantissimi
Il risultato potrebbe spingere Digger dentro la graduatoria dei più clamorosi insuccessi legati a produzioni d’autore. Il film si trova infatti a competere, per dimensione del disastro economico, con titoli come I cancelli del cielo di Michael Cimino, la cui crisi contribuì al fallimento della United Artists, e con il remake di Lolita diretto da Adrian Lyne.
Nello stesso gruppo figurano The Postman di Kevin Costner, realizzato con 80 milioni e capace di recuperarne soltanto 20, e Megalopolis di Francis Ford Coppola: a fronte di una spesa pari a 120 milioni, il film ha incassato poco più di 14 milioni. Il peso storico della Warner, destinata a passare ufficialmente sotto il controllo di Paramount, rende il caso Digger ancora più significativo per l’industria.
I numeri che fanno paura
Nel fine settimana d’esordio il film ha messo insieme appena 8 milioni di dollari negli Stati Uniti e poco meno di 20 milioni considerando il mercato internazionale. La cifra appare ancora più debole se confrontata con un investimento produttivo salito a quasi 180 milioni, dopo la correzione della stima iniziale di 125 milioni, ai quali si sono aggiunti altri 100 milioni per la promozione globale.
Con questi dati, Digger sembra destinato a non recuperare neppure metà delle risorse impiegate. Il confronto con i precedenti lavori di Inarritu rende il tonfo ancora più evidente: Birdman, costato 18 milioni, ne aveva generati 103, mentre The Revenant aveva superato quota 530 milioni dopo un investimento di 135 milioni.
Una campagna costruita sul mistero
Per proteggere il progetto da giudizi anticipati, Warner aveva scelto di non presentarlo nei principali festival internazionali. Niente anteprima a Venezia, Toronto o Telluride: la decisione seguiva la delusione provocata nel 2024 da Joker: Folie a deux, passato invece da Venezia prima di arrivare nelle sale.
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Lo studio aveva mantenuto riservati diversi elementi della trama e della messinscena, puntando sull’effetto sorpresa. Al centro della promozione c’era poi Tom Cruise, una delle figure più redditizie di Hollywood, che aveva sostenuto il film soprattutto attraverso i propri canali social invece di affrontare il consueto calendario di interviste con la stampa.
Quando la star non è sufficiente
La campagna presentava Digger come un’opera eco-apocalittica, attraversata da umorismo nero e da una forte ricercatezza visiva. La storia ruota attorno a un magnate del petrolio capace di innescare una possibile catastrofe mondiale, all’interno di un racconto satirico vietato ai minori e lontano dai meccanismi dei grandi franchise.
Anche Guillermo del Toro e Alfonso Cuaron avevano sostenuto pubblicamente il lavoro del connazionale Inarritu. I tre registi messicani, tutti premiati con l’Oscar e affermatisi a Hollywood negli anni Duemila, avevano espresso apprezzamento per il progetto. Le loro parole, però, non hanno prodotto l’effetto sperato sul pubblico.
Il pubblico resta lontano
La freddezza dell’accoglienza sorprende anche considerando il prestigio del regista. Inarritu ha conquistato quattro Oscar: tre per Birdman, premiato come film, per la regia e per la sceneggiatura originale, e uno per la direzione di The Revenant.
Digger rappresenta così una brusca inversione rispetto alla capacità dimostrata in passato dal cineasta di coniugare ambizione artistica e risultati commerciali. Il debutto suggerisce che nemmeno la presenza di Cruise, né una campagna fondata sul segreto e sul sostegno di nomi celebri, sia riuscita a colmare la distanza tra il film e gli spettatori.
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