Difesa, 8 miliardi in meno: il piano del generale per prepararsi alla guerra
Masiello rilancia la cultura della difesa tra minacce ibride, disinformazione, droni e intelligenza artificiale: «A decidere sulla vita sarà sempre l’uomo»
Il ritorno della leva obbligatoria non è, secondo Carmine Masiello, il punto da cui partire. Il capo di Stato maggiore dell’Esercito invita prima a chiarire quale modello di difesa serva al Paese e a rafforzare la consapevolezza dei cittadini. Il tema torna sul tavolo mentre il Consiglio dei ministri ha deciso una riduzione di 8 miliardi delle spese extra della Difesa.
Masiello ha comunque assicurato che proseguirà il percorso per completare o avviare i programmi destinati a costruire una forza armata moderna e dotata di strumenti tecnologici adeguati. Sul servizio militare, invece, preferisce parlare di cultura della difesa e di partecipazione nazionale, non di una semplice scelta sullo strumento da adottare.
La difesa parte dalla società
I dati citati dal generale mostrano una distanza significativa tra i cittadini e il tema della sicurezza. Una rilevazione del Censis indica che, tra i giovani, poco più di una persona su sei si dichiara pronta a difendere l’Italia. Per l’Eurispes, inoltre, poco più di quattro italiani su dieci considerano le spese militari un costo, mentre circa un terzo le interpreta come un investimento: quest’ultima percentuale è cresciuta di otto punti in due anni.
Per colmare questo divario, l’Esercito punta a creare occasioni di confronto in caserme, scuole e università. Tra gli appuntamenti indicati da Masiello figura la Drone Challenge di Tor di Quinto, in programma il 19 e 20 settembre. L’obiettivo è avvicinare la società civile ai temi della sicurezza e delle tecnologie impiegate nei conflitti contemporanei.
Il limite che l’algoritmo non supera
Durante l’esercitazione Aegis 26, svolta a Monte Romano alla presenza del presidente Sergio Mattarella, l’Esercito ha sperimentato una serie di capacità operative. Tra queste rientrano la protezione dello spettro elettromagnetico e delle reti informatiche integrata con le operazioni sul terreno, la fabbricazione di droni direttamente nell’area d’intervento e il recupero dei feriti attraverso veicoli terrestri comandati da remoto.
La produzione sul posto risponde a un problema concreto: la durata operativa di alcuni droni si misura in settimane, mentre per acquistare nuovi sistemi possono servire anni. Sull’intelligenza artificiale, Masiello individua invece due rischi: l’indebolimento delle capacità di giudizio causato dalla fiducia cieca nei sistemi automatici e l’attenuazione della responsabilità di chi comanda. La sua regola è netta: «A decidere sulla vita e sulla morte sarà sempre un essere umano», anche se questo può comportare tempi di risposta più lunghi.
Dall’Ucraina una lezione brutale
Il conflitto ucraino viene descritto da Masiello come un banco di prova nel quale convivono tre dimensioni: lo scontro tradizionale con carri armati, artiglieria e trincee; il confronto tecnologico basato su droni, missili ipersonici e guerra elettronica; infine la battaglia cognitiva, rivolta al morale dei militari e all’opinione pubblica.
Solo nel 2025 la Russia ha impiegato 50.000 droni Shahed contro l’Ucraina. Si tratta di apparecchi poco costosi e facilmente sacrificabili, capaci di saturare i sensori avversari e consumare munizioni più onerose. Per il generale, però, non ne deriva la scomparsa di carri armati, artiglieria ed elicotteri: a essere cambiato è il modo in cui questi mezzi devono essere progettati e utilizzati. La quantità torna inoltre decisiva, perché le unità si logorano rapidamente e devono poter essere ricostituite.
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La guerra entra nello smartphone
Masiello sostiene che l’Italia si trovi già dentro un confronto che non assume sempre la forma di una guerra dichiarata. «Siamo in guerra. Ibrida, ma pur sempre guerra», ha affermato nell’intervista al Corriere della Sera. Le operazioni mirano a indebolire la coesione nazionale senza offrire all’avversario un motivo evidente per reagire apertamente.
Gli attacchi comprendono sabotaggi contro infrastrutture e cavi sottomarini, disturbi ai segnali satellitari, incursioni nello spazio aereo dei Paesi alleati e tentativi di condizionare le elezioni. Gli attacchi informatici gravi sono cresciuti di quasi il 50% a livello globale e di oltre il 40% in Italia, secondo il dato richiamato dal generale. La disinformazione può poi influenzare scelte militari, politiche, economiche e sociali, alterando le basi informative sulle quali una comunità decide.
Il vademecum contro la manipolazione
Per rafforzare la capacità di reazione del personale, l’Esercito distribuirà a tutti i militari un vademecum definito da Masiello un manuale di autodifesa cognitiva. Il percorso suggerisce di riconoscere anzitutto le emozioni sfruttate dai contenuti manipolatori: il coinvolgimento emotivo arriva prima dell’accettazione del messaggio.
Un secondo passaggio riguarda i segnali d’allarme, a cominciare dalla pressione a reagire immediatamente, che rende più difficile verificare le informazioni. Le indicazioni operative sono quattro: fermarsi, controllare, mettere a confronto le fonti e condividere soltanto dopo. I valori della forza armata vengono indicati come una barriera importante, ma il generale avverte che la risposta non può essere affidata soltanto ai militari.
Prepararsi prima della crisi
La protezione del Paese richiede il contributo coordinato di istituzioni, imprese, mezzi d’informazione e cittadini. Masiello richiama anche il documento del ministro Guido Crosetto sulla minaccia ibrida, orientato a superare una posizione puramente reattiva per individuare e assorbire gli attacchi prima che producano conseguenze.
Sul fianco orientale dell’Alleanza, l’Italia guida il gruppo tattico multinazionale in Bulgaria e mantiene una presenza in Lettonia e Ungheria. La richiesta rivolta ai reparti è arrivare preparati prima dell’esplosione di una crisi, in uno scenario nel quale la competizione militare, tecnologica e informativa procede contemporaneamente.
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