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Attualità 3 min di lettura2 ore fa

Diesel oltre 2,28 euro in autostrada: cresce la pressione su Meloni

Eni riduce il listino del gasolio, ma sulle strade italiane i rincari restano pesanti e il governo valuta come utilizzare 170 milioni per le accise mobili.

«Non confermare il taglio delle accise è una non decisione scellerata», ha attaccato Stefano Ruvolo, presidente nazionale di Confimprenditori, indicando tra i settori più esposti trasporti, pesca, agricoltura e famiglie. L’associazione sostiene che la scelta rischi di alimentare ulteriormente l’inflazione e ha offerto alla Presidente del Consiglio e al Ministro Giorgetti il supporto gratuito di un esperto per individuare le coperture necessarie.

Ancora più severo è stato Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori. A suo giudizio, il prezzo del gasolio continua a correre soprattutto in autostrada, mentre quello della benzina segue una traiettoria diversa: una situazione che, secondo il rappresentante dei consumatori, evidenzia una responsabilità politica nella gestione degli interventi fiscali.


Il pieno pesa sempre di più

Secondo Dona, in autostrada il diesel è aumentato di 2 centesimi al litro nell’ultima giornata. Per un rifornimento da 50 litri significa spendere 1 euro aggiuntivo; in Friuli Venezia Giulia l’incremento indicato è di 1,25 euro, in Liguria di 1,20 euro e nel Lazio di 1,15 euro.

Il quadro resta critico anche considerando un periodo più ampio. In due giorni, sostiene l’Unione Nazionale Consumatori, il pieno in autostrada è diventato più caro di 1,05 euro, mentre la benzina è scesa di 55 centesimi: una distanza di 1,60 euro tra i due andamenti. Il gasolio autostradale viene indicato a 2,287 euro al litro, oltre 46 centesimi in più rispetto al 27 febbraio, con un aggravio superiore a 23 euro per ogni rifornimento.


Eni taglia il listino, ma non basta

Nel frattempo Eni ha ridotto di 4 centesimi il prezzo consigliato del diesel per i propri distributori, portandolo a 2,21 euro al litro. La rilevazione è attribuita ai dati elaborati da Staffetta Quotidiana e il ribasso potrebbe essere legato alla nuova discesa delle quotazioni internazionali dei prodotti raffinati, configurandosi quindi come una decisione commerciale.

La riduzione arriva dopo l’aumento del giorno precedente, quando il tetto massimo sul gasolio era passato da 2,19 a 2,25 euro al litro in seguito alla fine del beneficio fiscale sulle accise. La media nazionale del diesel è oggi di 2,261 euro al litro e sono soprattutto i distributori indipendenti, le cosiddette pompe bianche, a spingerla verso l’alto, con una media di 2,28 euro.

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Le differenze tra i distributori

Dai dati dell’Osservatorio prezzi del Mimit emerge che le stazioni Eni hanno un valore medio di 2,23 euro al litro. Seguono Tamoil a 2,24 euro, Q8 a 2,25, IP a 2,27 e le pompe bianche a 2,28; la grande distribuzione organizzata risulta invece la più conveniente, con 2,21 euro.

Sul fronte della benzina, Eni è l’unico marchio a mantenere la media sotto la soglia dei 2 euro, con un prezzo di 1,99 euro al litro. Q8 si colloca a 2,00 euro, mentre gli impianti indipendenti arrivano a 2,08 euro.


Meloni valuta le accise mobili

Giorgia Meloni ha spiegato a Spalato, dopo il vertice Med9, che il governo non esclude un nuovo intervento: «Noi siamo sempre pronti a intervenire di nuovo, particolarmente con il meccanismo delle accise mobili». La Presidente del Consiglio ha precisato che, a settembre, risultano disponibili circa 170 milioni di euro destinabili a questa misura.

La valutazione dipenderà dall’efficacia di un impiego immediato delle risorse rispetto alla possibilità di conservarle per quando termineranno gli strumenti di contenimento già attivi. Meloni ha inoltre richiamato la tenuta del tetto massimo e ha auspicato il suo pieno ripristino nelle ore successive, rinviando la decisione finale a un esame dell’evoluzione dei prezzi.

La posizione della premier è stata però contestata da Dona, che ha ricordato come il 16 settembre, dopo il Consiglio dei ministri, Meloni avesse assicurato: «Il 5 ottobre non si va a zero perché interviene il sistema delle accise mobili». Per il presidente dei consumatori, il mancato rinnovo della riduzione fiscale rappresenterebbe una scelta dannosa per l’economia reale e per i bilanci delle famiglie.

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