Di Battista, la candidatura può attendere: «Adesso devo curarmi
L’ex deputato racconta l’operazione al cervello, le cure ancora da affrontare e il futuro politico rimesso in discussione dalla malattia
La politica, per Alessandro Di Battista, è passata in secondo piano. L’ex deputato non esclude che l’associazione Schierarsi possa tornare a impegnarsi sul terreno elettorale, ma al momento non considera una propria candidatura: «La priorità per me è curarmi».
Anche Giorgia Meloni è stata citata nel racconto dei giorni più difficili. Secondo Di Battista, la presidente del Consiglio ha mantenuto nei suoi confronti un comportamento corretto, così come l’intero governo.
La politica resta fuori dall’agenda
L’ipotesi di un ruolo nel centrosinistra viene accostata da Di Battista alla figura di Vannacci, ma l’ex parlamentare giudica fragile il cosiddetto campo largo. A suo avviso, il centrosinistra non avrebbe una posizione abbastanza distinta da quella del governo sulla guerra in Ucraina.
Il riferimento al Partito democratico è netto: Di Battista mette in dubbio la possibilità di vincere le elezioni mantenendo una linea, sul conflitto, simile a quella di Meloni. L’associazione Schierarsi, ha spiegato, aveva compiuto i passaggi necessari per arrivare all’appuntamento elettorale con la possibilità di scegliere, ma gli eventi personali hanno cambiato le priorità.
Una diagnosi arrivata a Cuba
Il problema di salute è emerso durante il soggiorno a Cuba, quando Di Battista ha iniziato ad accusare disturbi provocati da un edema cerebrale. Gli esami hanno individuato un tumore e un intervento ha consentito di rimuoverne quasi completamente la massa.
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Adesso lo attendono le terapie, con la speranza che diano i risultati auspicati. L’ex deputato ha raccontato di essersi ritrovato, come molti altri, a chiedersi perché la malattia abbia colpito proprio lui, senza però voler promettere un esito certo: «Devo fare le cure e avere un atteggiamento positivo».
Il racconto dell’ospedale cubano
Di Battista ha riconosciuto la qualità del lavoro svolto dal neurochirurgo che lo ha operato, nonostante le difficoltà tecniche della struttura sanitaria cubana. Secondo il suo racconto, l’intervento è stato eseguito con strumenti che in Italia risalirebbero a circa 30 anni fa, ma il medico sarebbe comunque riuscito a salvargli la vita.
Un messaggio ricevuto dallo stesso specialista ha poi riportato l’attenzione sulla crisi dell’isola: l’assenza di elettricità avrebbe impedito di sterilizzare gli strumenti. Da qui la denuncia sulle condizioni della popolazione e sulle responsabilità attribuite agli Stati Uniti, accusati da Di Battista di mantenere una pressione economica che aggraverebbe la situazione a L’Avana.
L’ex deputato ne ha parlato durante un collegamento video con Di Martedì, trasmissione di La7, tornando anche sulle immagini di strade cubane invase dai rifiuti. La sua critica è rivolta alla rappresentazione del degrado, che a suo giudizio non spiegherebbe adeguatamente le cause della crisi.
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