Del Vecchio e il Fatto, i soci difendono l’indipendenza
Secondo il lettore, il comunicato di Seif esclude l’ingresso dell’imprenditore nella maggioranza del quotidiano
La proposta di Leonardo Maria Del Vecchio per acquisire la maggioranza del Fatto Quotidiano non dovrebbe andare avanti. È quanto emerge, secondo l’autore, dal comunicato diffuso da Seif, la società editrice del giornale.
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I rischi per la redazione
L’eventuale ingresso di un socio di maggioranza potrebbe incidere sulle scelte editoriali, soprattutto se l’editore avesse interessi rilevanti in altri comparti economici. Il giornale potrebbe diventare uno strumento per sostenere attività commerciali, contrastare concorrenti o orientare il dibattito pubblico su vicende giudiziarie che riguardassero il proprietario.
La presenza di un editore non produce automaticamente questi effetti, osserva il lettore. Tuttavia, introduce pressioni potenziali e mette i giornalisti nella condizione di dover difendere la propria autonomia. Secondo l’autore, la proprietà delle azioni detenute dai fondatori rappresenta proprio una garanzia per l’indipendenza dell’intera redazione, anche di chi non è socio.
Le ragioni dei fondatori
Il legame con il giornale, prosegue l’autore, non sarebbe soltanto economico. Dietro una proprietà possono esserci anni di lavoro, aspirazioni, difficoltà e risultati raggiunti: elementi che non possono essere trattati come un semplice bene acquistabile da chi dispone di denaro.
Per questo i fondatori, secondo la tesi espressa nel contributo, avrebbero motivi per respingere l’offerta. Nel 2009 affrontarono il rischio d’impresa senza finanziamenti pubblici e hanno continuato a sostenere quella scelta. Un cambio di assetto potrebbe costringere i giornalisti a lavorare secondo criteri diversi, con la perdita dell’identità professionale costruita dal quotidiano.
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Il ruolo della libertà di stampa
L’articolo collega la vicenda anche alla funzione del giornalismo in una democrazia. I giornalisti dovrebbero controllare l’azione del potere, non diventare dipendenti dagli interessi del proprietario della testata.
La Costituzione tutela sia il diritto allo studio, previsto dall’articolo 34, sia la libertà di stampa, sancita dall’articolo 21. Nel ragionamento dell’autore, questi strumenti consentono ai cittadini di valutare l’operato della politica e dei gruppi di pressione. L’Italia occupa il 56° posto su 180 Paesi nella graduatoria mondiale sulla libertà di stampa e, a suo giudizio, senza il Fatto Quotidiano la posizione sarebbe ancora più arretrata.
L’identità del quotidiano
La conclusione dell’autore è che l’arrivo di un editore potrebbe allontanare i lettori attuali senza conquistarne di nuovi. I giornalisti, soci e non soci, rischierebbero infatti di dover svolgere un lavoro diverso da quello per cui il giornale è conosciuto.
La difesa dell’assetto attuale viene quindi presentata come una tutela simultanea dell’autonomia della redazione, dell’identità del Fatto Quotidiano e del rapporto costruito con il pubblico.
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