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Attualità 4 min di lettura1 ott

Data center a Roma, il progetto divide: acqua, suolo e proteste

A Trigoria Digital Realty prepara ROM1, il primo tassello di un campus da sei edifici: l’avvio è previsto nella primavera del 2027 tra promesse ambientali e dubbi dei comitati.

Il nuovo polo digitale previsto a Trigoria arriva in un momento in cui i data center suscitano discussioni sempre più accese in Italia. A Roma Digital Realty assicura che il progetto avrà consumi idrici contenuti, sarà alimentato da energia rinnovabile e non produrrà rumore percepibile nelle aree abitate; altrove, invece, cittadini e comitati contestano strutture simili per l’uso di acqua e territorio, il calore generato e la presenza di impianti di emergenza.

Il confronto si sta estendendo anche al Lazio, mentre nel resto del Paese le opposizioni riguardano iniziative presenti o annunciate tra Milano, Lacchiarella, Rho, Bollate, Magenta e Zibido San Giacomo. Le contestazioni richiamano soprattutto la distanza dalle abitazioni, l’impatto acustico e la trasformazione di aree libere.


Un’area dismessa torna in attività

Nel Municipio IX, Digital Realty sta convertendo il sito che un tempo ospitava il centro gestionale di ACEA, in via delle Testuggini. L’azienda presenta la scelta come il riutilizzo di uno spazio già urbanizzato e sottolinea che l’intervento non richiederà l’occupazione di terreni agricoli o naturali.

Il campus si svilupperà su circa 22 ettari, equivalenti a 220mila metri quadrati. Sono previste anche opere per il contesto esterno: la strada sarà rifatta e mantenuta a doppio senso, con nuovi marciapiedi, illuminazione, parcheggi e interventi di verde che comprendono la messa a dimora di 62 lecci.

L’assessore all’Urbanistica di Roma Capitale Maurizio Veloccia ha ricordato di avere visto personalmente l’area quando si trovava in stato di abbandono. A suo giudizio, la riqualificazione può restituire una funzione al sito e contribuire a ridurre le condizioni di degrado, oltre a favorire in prospettiva un miglioramento dei servizi, compreso il trasporto pubblico.

«Sono molto contento di questo progetto perché risponde contemporaneamente a due esigenze: dotare il territorio di un’infrastruttura importante per la competitività delle imprese e del sistema Roma e recuperare uno spazio abbandonato, senza consumare nuovo suolo», ha detto Veloccia durante la presentazione.


Sei edifici per collegare più reti

ROM1 sarà il primo edificio del nuovo complesso e dovrebbe diventare operativo nella primavera del 2027. Avrà una superficie di circa 5mila metri quadrati e una capacità iniziale di 3,2 megawatt, distribuita in quattro moduli.

Il piano complessivo comprende altri cinque edifici, indicati da ROM2 a ROM6, fino a raggiungere una potenza totale di 35,2 megawatt. Gli spazi tecnici destinati ai clienti supereranno complessivamente i 16mila metri quadrati, con una realizzazione articolata in più fasi.

L’obiettivo non è soltanto ospitare server. La struttura dovrebbe mettere in comunicazione operatori del cloud, società telefoniche e imprese che hanno bisogno di collegamenti diretti tra le proprie infrastrutture. Il campus sarà connesso a tre sistemi internazionali di cavi sottomarini e al punto romano del nodo di scambio Internet NAMEX, con collegamenti verso Europa, Mediterraneo, Africa, Medio Oriente e Asia.

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Il raffreddamento punta a usare meno acqua

Uno dei principali interrogativi legati alle infrastrutture digitali riguarda la quantità di acqua necessaria per dissipare il calore prodotto dalle apparecchiature. Per ROM1 Digital Realty dichiara di avere scelto un circuito chiuso: il liquido impiegato per assorbire il calore viene fatto circolare nuovamente nell’impianto, evitando un consumo costante di acqua potabile.

L’impianto utilizzerà gruppi frigoriferi Schneider Electric e apparecchiature Vertiv. È previsto inoltre il ricorso al raffreddamento con aria esterna quando le condizioni meteorologiche lo consentiranno, così da limitare l’impiego dei sistemi tradizionali.

La società non ha però comunicato un valore di consumo idrico direttamente confrontabile con quello di altri data center. La sua valutazione è che l’effetto sulla rete idrica di Roma sarà trascurabile, anche se il tema resta tra quelli che alimentano il dibattito nazionale.


Energia verde e calore da recuperare

L’elettricità utilizzata dal campus sarà coperta interamente da forniture rinnovabili certificate. Digital Realty non installerà pannelli fotovoltaici direttamente nell’area: l’energia verrà acquistata sul mercato attraverso le relative Garanzie d’Origine.

Alessandro Talotta, responsabile esecutivo di Digital Realty in Italia, ha evidenziato il peso dei costi energetici nel nostro Paese e la necessità di mantenere elevata l’efficienza per non perdere competitività. «L’Italia è tra i Paesi più costosi dal punto di vista energetico», ha spiegato, pur indicando nelle rinnovabili una possibile direttrice di crescita.

Un’altra ipotesi riguarda il calore prodotto dai server, che potrebbe essere trasferito a reti di teleriscaldamento per abitazioni o strutture pubbliche. A Roma, tuttavia, questa possibilità non è ancora concreta: servirebbero infrastrutture specifiche che oggi non risultano operative.


I clienti mantengono il controllo dei dati

Digital Realty chiarisce che il proprio compito sarà fornire gli spazi e gli impianti necessari al funzionamento delle apparecchiature dei clienti. La società non dovrebbe possedere né consultare le informazioni conservate nei sistemi, la cui responsabilità resterà quindi agli operatori che utilizzeranno il campus.

La parte fisica dell’infrastruttura sarà invece di proprietà di Digital Realty, società quotata alla Borsa di New York. La presenza di grandi fondi internazionali tra gli azionisti, precisa l’azienda, riguarda la partecipazione finanziaria e non comporta un accesso o un controllo sui dati custoditi nei locali.

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