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Attualità 2 min di lettura1 ora fa

Cuore, il controllo che può rivelare un rischio invisibile

La prevenzione cardiovascolare non riguarda soltanto chi avverte disturbi: visita, fattori di rischio ed esami mirati aiutano a costruire una valutazione su misura.

«Il momento migliore per occuparsi della salute del cuore è quando si sta bene», ricorda Marianna Volpe, cardiologa e responsabile dell’Unità di Riabilitazione cardiologica dell’IRCCS Policlinico San Donato, del Gruppo San Donato. L’obiettivo del controllo non è alimentare preoccupazioni, ma capire il proprio rischio e intervenire rapidamente quando serve.

Prendersi cura della salute cardiovascolare significa quindi affidarsi a un percorso specialistico calibrato sulla persona, senza limitarsi alla ricerca di una malattia già manifesta. La prevenzione può proseguire con verifiche nel tempo e con il controllo dei principali parametri indicati dal medico.


La prevenzione inizia prima dei sintomi

Le patologie cardiovascolari figurano ancora tra le principali cause di malattia e morte in Italia. Spesso, però, non si presentano all’improvviso: possono svilupparsi gradualmente e restare silenziose nelle fasi iniziali.

Per questo una valutazione cardiologica, quando ritenuta opportuna dal medico, può aiutare a riconoscere alterazioni precoci e a definire il livello di rischio individuale. Non esiste tuttavia una cadenza uguale per tutti: età, condizioni cliniche e storia personale orientano la programmazione dei controlli.


Una visita diversa per ogni paziente

Il percorso non consiste nell’eseguire automaticamente una serie di accertamenti. Il punto di partenza è la visita specialistica, durante la quale vengono esaminati la storia clinica, lo stile di vita, i disturbi presenti e gli elementi che possono incidere sulla salute del cuore.

«Due persone della stessa età possono avere un rischio cardiovascolare molto diverso», spiega Volpe. Di conseguenza, la valutazione deve essere personalizzata: scegliere soltanto gli esami utili permette di evitare approfondimenti superflui senza trascurare situazioni che richiedono maggiore attenzione.

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Quando servono gli accertamenti

Il medico può proporre un controllo in presenza di pressione alta, colesterolo elevato, diabete o fumo. Anche la familiarità per malattie cardiache, sintomi come dolore al petto, affanno e palpitazioni, oppure l’avvio di un’attività sportiva intensa possono rendere indicata una valutazione.

A seconda del quesito clinico, il percorso può comprendere un elettrocardiogramma, utile per osservare ritmo e attività elettrica del cuore, oppure un ecocardiogramma, che consente di analizzare muscolo cardiaco, valvole e capacità di contrazione.


Esami mirati, non una lista fissa

In alcune situazioni il cardiologo può richiedere un test da sforzo, per verificare la risposta del cuore all’esercizio, esami del sangue o indagini di diagnostica per immagini. Tra queste rientra la Tc, o Tac, per il Calcium Score, che misura le calcificazioni presenti nelle arterie coronarie e aggiunge elementi alla stima del rischio.

Il significato dei risultati emerge dalla loro lettura complessiva. «È proprio l’integrazione dei risultati con la storia clinica, i sintomi e gli eventuali fattori di rischio a consentire al cardiologo di stimare il rischio cardiovascolare», sottolinea la specialista, decidendo poi se siano necessari altri controlli o interventi su pressione, colesterolo, glicemia e abitudini quotidiane.

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