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Attualità 3 min di lettura2 ore fa

Csm, Di Pietro tratta con Meloni: Grosso per la vicepresidenza

Domani il Parlamento riunito voterà i dieci membri laici, mentre il nuovo equilibrio dei togati resta ancora da definire

Il Parlamento voterà domani i dieci componenti laici del Csm, mentre i partiti trattano sui nomi e sulla futura vicepresidenza. Nel centrodestra prende quota Antonio Di Pietro, mentre il centrosinistra valuta Enrico Grosso per un incarico che potrebbe raccogliere consensi anche tra i magistrati.

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I nomi del centrodestra

Fratelli d’Italia starebbe considerando l’ex pm di Mani Pulite, favorevole al Sì nel referendum sulla giustizia. Dopo un incontro alla Camera e alcuni contatti con esponenti del partito, dall’area della maggioranza sarebbe arrivata una prima apertura: «Vediamo, valutiamo. È un nome interessante».

La trattativa potrebbe intrecciarsi con i rapporti tra Italia dei Valori e la lista di Cateno De Luca. Il leader di Sud chiama Nord ha già raggiunto un’intesa con il centrodestra e martedì 27 ottobre, a Roma, ha inaugurato la convention di tre giorni dell’Italia dei Territori, che terminerà giovedì con un intervento della presidente del Consiglio Giorgia Meloni.

Di Pietro ha confermato ai giornalisti incontrati a Montecitorio di avere presentato la propria candidatura. «Non limiterei la mia candidatura a una parte o all’altra, è a disposizione del Parlamento», ha spiegato, richiamando anche la necessità di un’intesa per assegnare i dieci posti e il fatto che la legislatura si trovi in una fase di passaggio.

Accanto all’ex magistrato, nella lista di Fratelli d’Italia figurano i senatori Sergio Rastrelli e Susanna Donatella Campione, oltre all’avvocato Cesare Placanica, già alla guida della Camera penale di Roma. La Lega propone Erika Stefani e Donatella Tesei, mentre Forza Italia punta sul senatore Pierantonio Zanettin, già membro del Csm dal 2014 al 2018. Zanettin è l’unico candidato dell’elenco della Camera ad avere depositato la candidatura con il sostegno formale di parlamentari.


La rosa del centrosinistra

Il Partito democratico deve fare i conti con la possibile riduzione dei seggi destinati alle opposizioni. La maggioranza, rispetto ai sette consiglieri ottenuti quattro anni fa, vorrebbe arrivare a otto componenti su dieci, lasciando alle minoranze soltanto due posti.

La ripartizione penalizzerebbe anche Matteo Renzi, che nell’ultima elezione aveva ottenuto un rappresentante, Ernesto Carbone, grazie all’intesa tra le opposizioni quando Azione e Italia Viva condividevano lo stesso gruppo parlamentare. Una replica di quell’accordo appare oggi poco probabile e la candidatura del deputato di Italia Viva Francesco Bonifazi parte quindi in posizione più difficile.

Nel Pd la discussione ruota attorno a quattro profili. I nomi politici sono quelli di Anna Rossomando, vicepresidente del Senato, e Alfredo Bazoli, parlamentare da tempo impegnato sui temi della giustizia; tra i tecnici vengono invece considerati Enrico Grosso, costituzionalista torinese, e Andrea Pertici, docente all’Università di Pisa e vicino alla segretaria Elly Schlein.

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Grosso per la vicepresidenza

L’assegnazione dei dieci seggi parlamentari non esaurirà la partita. Sarà il nuovo Consiglio superiore della magistratura a scegliere il vicepresidente tra i propri membri laici, e la maggioranza potrebbe dover considerare un candidato capace di ottenere sostegni oltre i confini degli schieramenti.

Grosso viene indicato come possibile soluzione proprio per il suo profilo accademico e per il ruolo svolto alla guida del comitato contrario al referendum sulla riforma della magistratura. La sua posizione potrebbe incontrare il favore di una parte dei togati, molti dei quali si erano espressi contro quella riforma.

La scelta dipenderà però dall’esito delle elezioni dei venti membri togati. Le operazioni di voto si sono concluse lunedì 26 ottobre, ma lo spoglio richiederà altro tempo: i risultati sono attesi tra la serata di mercoledì 28 ottobre e giovedì 29 ottobre. Soltanto con la composizione del nuovo Consiglio sarà possibile valutare i rapporti tra le diverse correnti.


Il primo scrutinio

La seduta comune di Camera e Senato è convocata per mercoledì 28 ottobre alle 16.30. Il centrodestra dovrebbe scegliere la scheda bianca, rinviando la decisione in attesa dei dati sulle elezioni dei magistrati e di un quorum più basso negli scrutini successivi.

Nelle prime due votazioni servirà il consenso dei tre quinti dei componenti dell’Assemblea. Dal terzo scrutinio, invece, la soglia sarà calcolata sui tre quinti dei votanti.

Fino alle 10 di mercoledì potranno inoltre essere depositate nuove candidature. Per farlo saranno necessarie almeno dieci firme di parlamentari appartenenti a due gruppi diversi, lasciando aperta la possibilità di ulteriori nomi dell’ultima ora.

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