Cocaina verso l’Europa: l’influencer nega tutto, ma scattano i sequestri
Paula Simoes è accusata di aver rilevato gli affari del marito detenuto e di aver coordinato una spedizione dal Brasile destinata al mercato europeo.
Paula Simoes respinge l’accusa di aver gestito un traffico internazionale di cocaina e sostiene che gli investigatori non abbiano trovato droga in suo possesso. Anche Patrick Cardoso, arrestato insieme a lei, si dichiara estraneo a condotte illecite.
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Le difese contestano le accuse
Secondo la versione della donna, il coinvolgimento nell’inchiesta non sarebbe sostenuto da un ritrovamento diretto di stupefacenti. La sua posizione è quindi quella di chi nega di aver diretto o amministrato spedizioni verso l’Europa.
Il legale di Cardoso afferma invece che l’avvocato avrebbe agito sempre entro i confini della propria attività professionale. La difesa ha inoltre presentato una richiesta per ottenere la revoca della misura cautelare.
Congelati beni e disponibilità finanziarie
La giustizia federale brasiliana ha disposto il blocco di proprietà immobiliari e rapporti bancari riconducibili agli indagati. Il provvedimento patrimoniale accompagna gli arresti eseguiti nell’ambito dell’indagine.
Tra le persone fermate figura anche Franklin Rodrigues de Oliveira. Gli viene attribuito il compito di organizzare i trasferimenti e i pagamenti, oltre a quello di mantenere i rapporti con i gruppi criminali attivi in Brasile.
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L’influencer al centro dell’inchiesta
La polizia federale brasiliana accusa Simoes di aver assunto il controllo di un canale di cocaina diretto in Europa e ritenuto collegato alla 'Ndrangheta. La donna è la moglie di Patrick Assisi, ritenuto vicino all’organizzazione calabrese e arrestato nel 2019 insieme al padre.
Dopo la cattura dei due uomini, gli investigatori ritengono che Simoes abbia preso in mano la gestione degli affari. Con lei è stato arrestato anche Cardoso, professionista che assisteva legalmente Assisi e suo padre e che, secondo l’accusa, avrebbe trasmesso all’esterno le loro indicazioni durante la detenzione.
Due tonnellate e una spedizione
L’attività investigativa è iniziata nel 2020 e coinvolge gli apparati di polizia brasiliani e italiani, con la collaborazione di Interpol. Gli inquirenti attribuiscono alla rete la gestione di una quantità superiore a due tonnellate di cocaina rimasta nella disponibilità del gruppo dopo gli arresti del 2019.
In una conversazione in italiano scambiata attraverso un’applicazione protetta, Simoes avrebbe discusso dell’invio di 400 chili di stupefacente in Europa. La partenza della spedizione sarebbe stata prevista dal porto brasiliano di Paranagua.
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