Cinque film da riscoprire tra Roma e Venezia
Dalle periferie italiane a Okinawa, cinque opere hanno raccolto attenzione durante i festival senza trovare ancora grande pubblico
La Festa del Cinema di Roma e Alice nella Città hanno proposto cinque film rimasti in parte ai margini dell’attenzione.
Brianza ha intanto ricevuto un riconoscimento per Paolo Pierobon, premiato come miglior attore ex aequo con Anthony Boyle per I See Buildings Fall Like Lightning. L’opera, però, non ha ancora trovato un distributore né una data di uscita.
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Un noir tra armi e benzina
Opera prima di Simone Catania, Brianza porta sullo schermo una provincia collocata tra il nord di Milano e il confine svizzero. Al centro ci sono un commerciante d’armi benestante ma vicino al dissesto, interpretato da Fausto Russo Alesi, e un imprenditore del settore carburanti, spregiudicato e vanitoso, a cui dà il volto Paolo Pierobon.
Marina Rocco interpreta la moglie viziata, mentre Giovanni Calcagno veste i panni di un torturatore istrionico. I loro interessi si incrociano in una vicenda dominata da denaro, debiti e continui rovesciamenti. Il regista mescola atmosfere western e poliziesche, pistole e immagini religiose, mostrando personaggi disposti a tutto per evitare la rovina economica. Tra affari poco limpidi e forze dell’ordine tutt’altro che irreprensibili, il film assume i contorni di una commedia nera dal ritmo serrato.
Okinawa vista da un’adolescente
In The Color of the Sun, esordio di Xavier Tera, la protagonista Kamei attraversa un’estate decisiva a Okinawa. L’adolescente sperimenta il primo amore con una ragazza e, nello stesso tempo, stringe un legame intenso con un giovane statunitense collegato alle basi militari presenti sull’isola.
Il film osserva una comunità segnata dalla presenza americana, dalle proteste per l’indipendenza e dal risentimento verso le prepotenze del passato coloniale. I rumori degli aerei militari accompagnano una quotidianità fatta anche di silenzi, compreso quello tra Kamei e una madre in difficoltà. L’opera, presentata alla Mostra del Cinema di Venezia nella sezione Orizzonti e poi ad Alice nella Città in Sintonie, sceglie un realismo giovanile e lascia il finale aperto a più interpretazioni.
Padri, figli e identità
Con Butterfly Jam, Kantemir Balagov ha realizzato il suo primo film in lingua inglese. La storia è ambientata a Newark e segue un padre interpretato da Barry Keoghan, costretto a confrontarsi con le difficoltà del proprio ristorante e con le doti fuori dal comune del figlio adolescente, destinato forse alla lotta libera.
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La famiglia appartiene alla comunità circassa, popolazione di origine russo-caucasica. Il racconto alterna la maturazione rapida del ragazzo, interpretato da Talha Akdogan, e le decisioni sempre più rischiose del padre. Keoghan costruisce un personaggio fatto di gesti e espressioni insolite; durante una scena di cucina, rivolgendosi a uomini poco raccomandabili, afferma: «Posso fare marmellata con qualsiasi cosa». Il titolo richiama proprio la sua battuta sulla “marmellata di farfalle”. Il film ha inaugurato la Quinzaine des Cinéastes al Festival di Cannes, è stato presentato in concorso ad Alice nella Città e arriverà nelle sale il 26 novembre.
Un amore ritrovato a Roma
Desiderio, seconda regia di Michela Cescon, racconta una relazione nata nella capitale durante gli anni Ottanta. Un ragazzo e una ragazza si attraggono senza riuscire davvero a incontrarsi; quando si ritrovano da adulti, il loro rapporto assume forme più complesse e rischiose.
Enrico Borello e Romana Maggiora Vergano interpretano i due protagonisti, impegnati in un avvicinamento fatto di esitazioni e piccoli gesti. La regia cura con precisione i dettagli e costruisce un’atmosfera malinconica, capace di richiamare il cinema francese d’autore senza rinunciare a una sensibilità personale. Il film è stato proiettato nella sezione Grand Public della Festa del Cinema di Roma e uscirà nel marzo 2027 con Fandango.
La memoria di una famiglia
Il gioco del silenzio, presentato come proiezione speciale, è il documentario autobiografico di Vincenzo De Caro. Il regista è cresciuto nell’hinterland del Nord, dentro una numerosa famiglia siciliana che nel corso degli anni ha costruito una piccola comunità meridionale lontano dalla terra d’origine.
Nel film De Caro affronta una vicenda familiare delicata: il fratello della nonna, Gaspare Mutolo, fu autista di Totò Riina e collaborò con la giustizia durante il Maxi Processo voluto da Falcone e Borsellino. Il regista coinvolge soprattutto il padre, emigrato da ragazzo negli anni Ottanta, e la nonna, figura severa nella giovinezza e poi circondata dall’affetto di figli e nipoti.
La narrazione intreccia migrazione interna, ricordi, rimozioni e silenzi mantenuti dai parenti. Tramite immagini d’archivio, videocassette e tramonti dal taglio pittorico, l’autore affronta il contrasto tra dignità e vergogna con un linguaggio diretto e visivamente scorrevole.
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