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Attualità 2 min di lettura49 min fa

Chagall, il segreto dei dipinti: l’uomo, Dio e le città perdute

A Nizza, il museo ideato dal pittore russo raccoglie il suo messaggio biblico, le memorie di Vitebsk e Saint-Paul-de-Vence e gli studi per il soffitto dell’Opéra Garnier.

Il vero enigma delle opere di Marc Chagall non sta soltanto nei colori accesi, ma nei riferimenti incrociati che ogni tela affida allo sguardo del visitatore. Nel museo di Nizza, l’artista sembra trasformare episodi biblici, ricordi personali e immagini delle città amate in un’unica narrazione.

Il percorso si trova sull’avenue Dr Ménard, sulla collina di Cimiez, all’interno di una villa dei primi anni del Novecento che Chagall contribuì a recuperare e a concepire come spazio espositivo. Inaugurato nel 1973, il museo è passato dalle 30.000 presenze iniziali alle circa 200.000 visite annuali di oggi.

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Il Paradiso oltre i colori

Nella sala principale sono esposte dodici tele dedicate alla Genesi e all’Esodo. Accanto, una sala esagonale ospita cinque opere ispirate al Cantico dei Cantici. Il colore cattura immediatamente l’attenzione, ma il senso più profondo del ciclo emerge soltanto attraverso una sosta lenta e silenziosa davanti ai dipinti.

È soprattutto osservando “Il Paradiso” che si comprende il messaggio universale attribuito da Chagall alla coppia originaria: uomo e donna non appaiono come entità separate, ma come un corpo comune. Le due figure, intrecciate e dotate complessivamente di due braccia e tre gambe, stanno per mangiare il frutto dell’albero della conoscenza del bene e del male, entrando così in una condizione di uguaglianza con Dio. L’immagine non parla soltanto del maschio o della femmina, ma dell’intera Umanità.

Anche “Abramo e i tre angeli” richiede uno sguardo più attento di quello riservato alla semplice ammirazione dell’autore. Abramo e Sara, spinti verso il lato sinistro della composizione, esprimono lo stupore per l’annuncio di una nascita in età avanzata; i tre angeli seduti su una panca richiamano invece, secondo la lettura proposta, le figure dell’icona della Trinità di Andrej Rublev conservata a Mosca.

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Vitebsk e la nuova Francia

Il ciclo del Cantico dei Cantici intreccia la parola biblica con la biografia dell’artista. Un esempio particolarmente significativo è il terzo dipinto, nel quale la rappresentazione di Gerusalemme si divide in due immagini sovrapposte e orientate in direzioni opposte.

Nella parte superiore la città ricorda Saint-Paul-de-Vence, con le sue mura, e diventa il simbolo della vita costruita da Chagall nel sud della Francia. Sotto, capovolta, compare Vitebsk, la città natale del pittore, riconoscibile dal santuario sormontato dal tetto verde. Le due vedute trasformano la tela in un confronto tra la giovinezza e la fase più tarda dell’esistenza.


Il museo nato dalle rovine

A completare la visita c’è la mostra permanente “Chagall all’opera”, realizzata insieme al Centre Georges Pompidou. Dal 2023 il centro conserva 151 opere donate dai nipoti dell’artista, ampliando il racconto dedicato al suo metodo di lavoro e alla costruzione delle immagini.

Tra i materiali esposti figurano anche schizzi e modelli legati al soffitto dell’Opéra Garnier. Nel 1960 Chagall accettò di realizzare quell’incarico senza compenso; il risultato fu una grande composizione dedicata ai principali autori dell’opera e del balletto, oltre che a Parigi e alla Francia. Il dipinto fu preparato da 41 studi, alcuni dei quali sono visibili proprio a Nizza.

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