Caso Orlandi, dopo 40 anni Bosco rompe il silenzio: «Tutto inventato
L’ex poliziotto Bruno Bosco contesta la ricostruzione messa a verbale sulla persona vista con Emanuela Orlandi prima della sua scomparsa.
A oltre quattro decenni dalla scomparsa di Emanuela Orlandi, Bruno Bosco ha scelto di tornare pubblicamente sulla vicenda con parole che mettono in discussione la versione consegnata agli investigatori. L’ex poliziotto, intervistato durante Filorosso su Rai Tre, ha sostenuto che quanto riportato nei documenti ufficiali non corrisponderebbe alla realtà.
«Sono 40 anni che sopporto, adesso posso fare come mi pare», ha affermato Bosco davanti alle telecamere. Poi ha aggiunto: «Quello che è stato scritto è tutto inventato». La sua uscita riporta l’attenzione su uno dei testimoni che, nelle ore successive alla sparizione, descrissero l’ultimo incontro noto della ragazza.
Bosco rimette in discussione i verbali
All’epoca dei fatti, Bosco prestava servizio nella polizia e riferì di avere notato un uomo parlare con Emanuela poco prima che la giovane scomparisse. La scena sarebbe stata visibile dalla posizione del negozio gestito dalla moglie, situato davanti a Palazzo Madama.
La testimonianza contribuì alla ricostruzione della figura passata alla cronaca come “uomo dell’Avon”. Secondo il racconto fornito allora, si trattava di una persona con una valigetta che avrebbe avvicinato Emanuela prospettandole la distribuzione di volantini per conto dell’azienda, in cambio di 375mila lire.
L’uomo dell’Avon resta senza nome
L’identità di quella persona non è mai stata chiarita. Da 43 anni gli investigatori cercano di capire chi fosse, anche perché la sua individuazione potrebbe aiutare a ricostruire chi entrò in contatto con Emanuela quel pomeriggio del 22 giugno 1983.
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Un’altra descrizione arrivò da Alfredo Sambuco, vigile urbano impegnato come piantone davanti al Senato. Anche il suo racconto venne utilizzato per delineare l’aspetto dell’uomo che avrebbe fermato la ragazza.
Il percorso verso la lezione
Emanuela frequentava la scuola di musica “Da Victoria”, collocata alle spalle del Senato, e quel giorno si stava dirigendo proprio a lezione. La sua scomparsa si consumò dunque lungo un tragitto abituale, in un’area nella quale furono raccolte le principali testimonianze sull’incontro.
Dopo le prime dichiarazioni rilasciate nei giorni successivi, Bosco aveva mantenuto il silenzio per molti anni. La recente apparizione televisiva segna quindi il suo ritorno sul caso e riapre il tema dell’attendibilità di ciò che venne messo per iscritto nei verbali.
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