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Attualità 2 min di lettura1 ora fa

Caso Maradona, Luque accerchiato: la difesa attacca il processo

L’avvocato del neurochirurgo nega ogni responsabilità e contesta la ricostruzione dell’accusa sulla morte dell’ex campione argentino.

Leopoldo Luque sarebbe stato individuato come il bersaglio principale di un procedimento costruito su accuse mai provate: questa la tesi sostenuta dall’avvocato Francisco Oneto nell’arringa conclusiva del processo sulla morte di Diego Armando Maradona. Per la difesa, il dibattimento è stato segnato da un’impostazione giuridica artificiosa e da una lettura forzata dei fatti.

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La difesa contesta l’intero impianto

Oneto ha definito il suo assistito un «capro espiatorio», respingendo in blocco le contestazioni rivolte al neurochirurgo. Luque è accusato di omicidio insieme ad altri sei professionisti dello staff sanitario che seguivano Maradona durante la degenza nella sua abitazione.

L’ex calciatore era stato sottoposto a un delicato intervento alla testa e, circa un mese più tardi, è morto: il decesso risale al 25 novembre 2020. Secondo il legale, però, gli elementi raccolti durante il processo non dimostrerebbero la versione sostenuta dalla pubblica accusa.


L’attacco alla teoria del dolo

Nel corso della sua esposizione, l’avvocato ha sostenuto che le norme sarebbero state piegate per sostenere una ricostruzione nuova, da lui definita «dottrina maradoniana» del diritto. A suo giudizio, principi giuridici consolidati sarebbero stati adattati a una teoria priva di basi sufficienti.

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Oneto ha inoltre escluso l’esistenza del dolo. La sua argomentazione parte da una contraddizione attribuita al pubblico ministero: se gli imputati non avessero compreso la particolare complessità delle condizioni di Maradona, non potrebbero essere ritenuti consapevoli delle conseguenze delle proprie condotte.


Le richieste della pubblica accusa

Il pubblico ministero ha sollecitato per Luque una pena di 12 anni di reclusione, contestando agli imputati l’omicidio doloso. La stessa qualificazione giuridica è stata sostenuta anche dal rappresentante legale delle figlie di Maradona, Dalma e Gianinna.

Per le parti civili, la condanna richiesta nei confronti del neurochirurgo dovrebbe arrivare a 15 anni. La decisione dovrà quindi stabilire se le responsabilità contestate allo staff medico siano compatibili con l’ipotesi di omicidio intenzionale oppure con la ricostruzione alternativa proposta dalla difesa.

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