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Attualità 2 min di lettura1 ora fa

Caso Dalla Chiara, il padre: «Rossi non pianse mai»

L’ex infermiere è accusato di aver usato insulina e di aver tentato di incassare una polizza da 100mila euro.

Nadir Rossi è stato arrestato per la morte della moglie Jessica Dalla Chiara, trovata senza vita il 24 giugno 2024 nella loro abitazione di Bussolengo, nel Veronese. L’ex infermiere è accusato anche di un precedente tentato omicidio, peculato e occultamento di cadavere.

Il padre della 32enne, Maurizio Dalla Chiara, ha raccontato di aver notato subito il comportamento del genero. «Non ha mai pianto per mia figlia, né dopo la sua morte né al funerale», ha detto in televisione, spiegando che quell’atteggiamento aveva alimentato i sospetti della famiglia.

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Le accuse contro il marito

Secondo la Procura, Rossi avrebbe somministrato alla moglie dosi letali di insulina attraverso una flebo, fino a provocarne la morte. L’ipotesi investigativa indica come possibile movente il tentativo di ottenere i 100mila euro di una polizza sulla vita sottoscritta da Jessica nel febbraio 2022.

Nel procedimento sono contestate anche la premeditazione e l’aggravante del vincolo coniugale. L’accusa di occultamento di cadavere è legata alla rapidità con cui venne organizzata la cremazione della donna, mentre il peculato riguarderebbe l’uso di farmaci e materiali sanitari.


Il precedente arresto cardiaco

Il 22 maggio 2024 Jessica ebbe una grave crisi convulsiva, seguita da un arresto cardiaco. I soccorritori riuscirono a rianimarla, ma un’infermiera del 118 riferì agli investigatori di avere sentito colpi provenire da una stanza chiusa proprio dopo il ritorno del battito.

«Quei colpi li aveva dati di certo il marito, l’unica persona», mise a verbale la sanitaria, interpretando quel rumore come una reazione di rabbia al fatto che la donna fosse sopravvissuta. L’operatrice inviò poi una segnalazione anonima ai carabinieri di Bussolengo, chiedendo accertamenti.

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I segnali rimasti senza risposta

Dopo l’episodio, Jessica trascorse circa un mese nell’ospedale di Borgo Trento. Durante il ricovero i medici rilevarono valori anomali e presero in considerazione l’ipotesi di insulina somministrata dall’esterno, ma la paziente fu dimessa senza una spiegazione definitiva né misure di protezione.

Una consulenza medico-forense depositata dai familiari nel 2025 ha evidenziato l’assenza, secondo i suoi autori, di una comunicazione alla donna, di un approfondimento psichiatrico e di una segnalazione alla Procura per un possibile tentato omicidio.


I farmaci e l’udienza in carcere

Poco dopo il decesso, la madre di Jessica avrebbe visto Rossi raccogliere confezioni e flaconi presenti in casa, inserirli in un sacco nero e portarli nei cassonetti. I genitori presentarono un esposto alla polizia già nel luglio 2024.

Jessica, intanto, temeva di essere colpita da un’altra crisi notturna. A un’amica aveva confidato che mangiava qualcosa prima di coricarsi per cercare di prevenire un nuovo episodio di ipoglicemia. L’interrogatorio di garanzia è fissato per lunedì 2 novembre nel carcere di Verona, davanti alla giudice per le indagini preliminari Carola Musio. Il difensore di Rossi, Giacomo Giulianelli, ha annunciato che l’uomo farà valere le proprie ragioni nelle sedi giudiziarie, chiedendo riservatezza anche per la figlia di quattro anni della coppia.

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