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Attualità 2 min di lettura7 ore fa

Caso Cosenza, giudice sospeso: il Csm parla di «fatto esecrabile

Il magistrato 35enne contesta parte della ricostruzione della ragazza, ma ammette di averle rivolto espressioni volgari e si assume la responsabilità dell’accaduto.

La sospensione cautelare è stata disposta dal Consiglio superiore della magistratura nei confronti di un giudice 35enne, in servizio da meno di un anno. Il provvedimento riguarda un episodio denunciato da una ragazza di 18 anni e contestato al magistrato come una condotta a sfondo sessuale avvenuta il 18 agosto, in pieno giorno, nel centro di Cosenza.

Il giudice non riconosce tutti gli elementi descritti dalla giovane, ma ha ammesso di averle rivolto parole pesanti. Davanti all’organo di autogoverno della magistratura ha espresso rammarico per quanto accaduto e ha sostenuto che alcune parti della denuncia potrebbero essere state fraintese.


La versione contestata dal magistrato

Secondo l’accusa, il magistrato avrebbe fermato la ragazza con il pretesto di ricevere indicazioni per raggiungere il duomo. Dopo aver attirato la sua attenzione verso le parti intime, avrebbe mostrato i genitali e compiuto atti di autoerotismo, rivolgendole anche una proposta esplicita. La giovane, secondo la ricostruzione contenuta negli atti, sarebbe scoppiata a piangere per poi allontanarsi.

Il diretto interessato ha respinto alcuni passaggi dell’addebito. «Non vi è stata esposizione delle parti intime e non ho usato i termini che sono virgolettati», ha affermato nelle dichiarazioni rese al Csm, precisando di non voler accusare la ragazza di aver mentito. Il giudice ha comunque riconosciuto la propria responsabilità per il comportamento tenuto e ha definito la vicenda una fonte di «grande mortificazione personale e professionale».


Perché è scattata la sospensione

La decisione della Sezione disciplinare è stata adottata il 21 settembre, a poche settimane dall’apertura dell’indagine penale collegata alla denuncia. La Procura generale della Cassazione aveva chiesto in via principale l’allontanamento temporaneo dal servizio; in alternativa aveva proposto il trasferimento in un’altra sede e il passaggio dal settore penale a quello civile.

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Il magistrato si era detto disponibile a occuparsi di procedimenti civili, così da non seguire fascicoli relativi a situazioni potenzialmente simili a quella contestata. Per il Csm, tuttavia, un semplice cambio di sede o di funzioni non sarebbe sufficiente a ridurre le conseguenze sulla credibilità dell’ordine giudiziario.


Il peso del luogo e dell’età

Nel provvedimento, il comportamento contestato viene giudicato particolarmente grave anche per l’età della ragazza, diventata maggiorenne da appena due mesi. A incidere sulla valutazione disciplinare è inoltre il contesto: la scena si sarebbe verificata in una zona centrale e molto frequentata, durante il giorno e in presenza del traffico cittadino.

Il Csm ha quindi ritenuto che la permanenza del giudice in servizio potesse arrecare discredito alla magistratura. La sospensione riguarda sia le funzioni sia lo stipendio e arriva mentre resta aperto il procedimento penale, distinto da quello disciplinare. Pochi giorni dopo l’episodio, il magistrato aveva riferito spontaneamente alla presidente del tribunale di aver rivolto apprezzamenti inappropriati a una ragazza incontrata per strada, ipotizzando che lei avesse annotato la targa della sua automobile.

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