Casa, la Spagna sfida il governo: mezzo milione in piazza e ora lo sciopero
La protesta contro affitti e sfratti si allarga a tutto il Paese dopo il caso di Maricarmen e la bocciatura parlamentare dei provvedimenti sull’abitare.
La crisi abitativa spagnola ha trovato un nuovo simbolo nello sfratto di Maricarmen Abascal, 87 anni, ma la mobilitazione ha ormai assunto dimensioni nazionali. A Madrid il corteo ha portato in strada decine di migliaia di persone, mentre il Sindacato degli inquilini rivendica una partecipazione molto più ampia e prepara un possibile sciopero generale.
La manifestazione arriva dopo il voto con cui il Congresso ha respinto due decreti del governo sulla casa. Il movimento degli inquilini chiede ora un cambio di rotta su affitti, sfratti e durata dei contratti, in un confronto che non riguarda più soltanto le associazioni di settore ma coinvolge l’intero quadro politico e sociale del Paese.
Numeri diversi, stessa emergenza
Secondo la Delegazione del governo, nella capitale hanno partecipato circa 70 mila persone. Gli organizzatori del Sindicato de Inquilinas hanno invece parlato di 500 mila presenze: una distanza enorme nelle stime, che non cancella il peso della protesta né la centralità raggiunta dalla questione abitativa.
La mobilitazione non si è limitata a Madrid. Erano previste 47 manifestazioni in varie città spagnole, insieme a presìdi e accampamenti comparsi negli ultimi giorni. Il corteo di Barcellona e quello della vicina L'Hospitalet de Llobregat sono stati però rinviati per le forti piogge attese sulla costa catalana: il Sindicat de Llogateres ha fissato il nuovo appuntamento al 5 ottobre, in piazza Urquinaona.
Lo sfratto diventato simbolo
Maricarmen Abascal aveva abitato per oltre settant’anni nella stessa casa di Madrid. Il suo allontanamento, avvenuto il 23 settembre, ha innescato una reazione che ha superato rapidamente i confini della vicenda personale: Puerta del Sol è diventata il punto di riferimento di un accampamento permanente e di una protesta sempre più ampia.
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Le richieste del movimento comprendono contratti di affitto senza scadenza prefissata, il blocco dei canoni, una sospensione degli sfratti e garanzie più solide per chi vive in condizioni di fragilità. La presenza delle tende nel centro della capitale ha richiamato, per luogo e modalità, le proteste degli indignati del 15-M del 2011, pur in un contesto diverso e con obiettivi specifici legati alla casa.
Il voto del Congresso accende la piazza
A rendere più teso il clima è stata la bocciatura parlamentare dei due decreti presentati dall’esecutivo. PP, Vox e Junts hanno votato contro le misure, che prevedevano tra l’altro protezioni aggiuntive per gli inquilini e per le famiglie vulnerabili.
Il rigetto dei provvedimenti è arrivato mentre le manifestazioni si moltiplicavano e ha rafforzato la convinzione, tra i promotori, che la pressione debba crescere. Il Sindicato de Inquilinas vuole coinvolgere anche le organizzazioni dei lavoratori per arrivare a uno sciopero generale, la cui data non è ancora stata stabilita.
Dalla piazza madrilena è arrivato il messaggio «Non c'è più ritorno». La pioggia ha rinviato l’appuntamento catalano, ma non ha fermato una campagna che punta a trasformare l’emergenza degli affitti in una vertenza politica nazionale.
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