Carlo III evita le scuse sulla schiavitù britannica
Ad Antigua il re ha parlato di dolore, mentre i Paesi caraibici insistono sulle richieste di risarcimento
Carlo III ha escluso scuse dirette per il ruolo britannico nella tratta transatlantica degli schiavi. Il re ha parlato ad Antigua, durante l’incontro dei capi di governo del Commonwealth, chiedendo di guardare al passato senza assumere responsabilità formali a nome del Regno Unito.
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Il discorso del re
Nel suo intervento, Carlo III ha riconosciuto che la deportazione e la riduzione in schiavitù di milioni di persone continua a pesare sulle isole caraibiche e sugli altri Paesi del Commonwealth. «Quel vergognoso capitolo della storia riempie il mio cuore di orrore e la mia anima di un profondo dolore personale», ha detto il sovrano.
Il re ha però precisato che le generazioni attuali non possono cambiare ciò che è stato compiuto dai loro predecessori. Secondo Carlo III, il passato deve diventare una fonte di insegnamento e può mostrare come coraggio e determinazione abbiano contribuito a sconfiggere ingiustizie gravissime.
Nel passaggio dedicato alla fine del commercio degli schiavi, il sovrano ha ricordato anche l’azione della Royal Navy, presentata come decisiva nel contrasto alla tratta internazionale. Il riferimento ha consentito alla monarchia di valorizzare il ruolo avuto dalla Gran Bretagna nell’abolizione, senza arrivare alla richiesta di perdono sollecitata da diversi governi caraibici.
Le richieste dei Paesi caraibici
La visita ad Antigua e Barbuda si è svolta mentre alcuni membri del Commonwealth chiedono a Londra un riconoscimento ufficiale dei danni provocati dalla schiavitù e un risarcimento economico. La questione riguarda un periodo compreso tra la metà del Seicento e l’approvazione della legge britannica sull’abolizione della schiavitù, entrata in vigore nel 1833.
Buckingham Palace aveva già lasciato intendere che Carlo III non avrebbe pronunciato scuse formali. Il sovrano ha quindi scelto una formulazione improntata al dolore e alla memoria, evitando di impegnare direttamente la Corona su compensazioni o ammissioni di responsabilità.
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La sua presenza è stata letta anche come un tentativo del governo britannico di ridurre la tensione diplomatica. Il primo ministro Andy Burnham ha raggiunto il re annunciando maggiori aiuti finanziari per i Paesi più poveri del Commonwealth, senza accogliere la richiesta di un programma di riparazioni.
Gli aiuti promessi da Londra
Secondo quanto riferito, il governo avrebbe previsto 40 milioni di sterline per progetti nei Caraibi e un sostegno destinato agli Stati più esposti all’aumento del costo del debito. L’esecutivo ha presentato queste risorse come un contributo allo sviluppo e alla cooperazione, non come un risarcimento per la tratta degli schiavi.
Il ministro degli Esteri Ed Miliband ha sostenuto che eventuali scuse ufficiali per il ruolo del Regno Unito non comporterebbero ulteriori oneri per i contribuenti britannici. In parallelo, ha accusato i governi precedenti di avere evitato per anni un confronto aperto con la responsabilità storica del Paese.
Miliband ha citato anche Tony Blair, che nel 2006 aveva espresso «profondo dolore e rammarico» per il coinvolgimento britannico nella tratta, senza presentare scuse ufficiali. La stessa scelta è stata compiuta da Carlo III ad Antigua, lasciando irrisolta la richiesta caraibica di un riconoscimento politico ed economico.
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