Carburante alle stelle, il Sud si ferma: cosa succede sulle strade
A Gela i tir denunciano costi aggiuntivi fino a 8mila euro l’anno, mentre in Calabria e Puglia continuano i presìdi e a Taranto si riaprono i collegamenti
A Gela gli autotrasportatori calcolano un aggravio annuo di 8.000 euro per ogni mezzo che percorre 100 mila chilometri, con il gasolio arrivato oltre 2,16 euro al litro e aumentato di 0,35 euro rispetto a febbraio. Per questo decine di camion sono ferme dalla notte scorsa alla rotatoria d’ingresso alla città, accanto al presidio degli agricoltori, mentre un corteo di trattori ha percorso la statale Gela-Catania.
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In Sicilia i mezzi restano fermi
La protesta contro il caro carburante coinvolge diversi porti e piazzali aziendali siciliani: i tir non scaricano le navi e il traffico dei mezzi pesanti risulta fortemente rallentato. Salvatore Bella, coordinatore del comitato promotore della mobilitazione, sostiene che l’adesione sia totale e contesta la scelta del ministro Salvini di convocare organizzazioni non aderenti allo sciopero, senza includere quelle impegnate nella protesta.
Le imprese aderenti a Confindustria Catania, che inizialmente avevano annunciato uno stop dal 16 al 22 ottobre, non partecipano invece alla mobilitazione. A Gela, intanto, camion e mezzi agricoli hanno continuato a presidiare l’accesso alla città, chiedendo interventi contro l’aumento dei costi di esercizio.
Calabria, venti presìdi attivi
In Calabria la Fedralog ha avviato una protesta destinata a proseguire fino al 20 ottobre, insieme alle organizzazioni omologhe di Puglia, Sicilia e Basilicata. Sono circa venti i punti di fermo distribuiti sul territorio regionale: tra questi figurano lo svincolo di Falerna, l’area dell’aeroporto di Lamezia Terme, Marcellinara, la raffineria di Vibo Valentia, Pizzo, Sant’Onofrio, Passovecchio, il porto di Gioia Tauro e numerosi accessi lungo la statale 18 e nell’area di Sibari, Frascineto, Castrovillari e San Marco Argentano.
La mobilitazione dei trasportatori si sovrappone a quella di agricoltori, allevatori e pescatori, in corso da oltre dieci giorni. Domenico Notaro, portavoce calabrese della Fedralog, ha spiegato che “dal mese di marzo a oggi abbiamo speso in media duemila euro in più di gasolio per mezzo di trasporto”, una cifra che, moltiplicata per la flotta delle singole aziende, avrebbe prodotto perdite non compensate.
La federazione giudica insufficienti sia il confronto con il governo e le associazioni di categoria sia i 15 milioni di euro messi a disposizione dalla Regione Calabria: 5 milioni sono destinati all’agricoltura e 10 milioni all’autotrasporto. Secondo la Fedralog si tratterebbe di una misura provvisoria, incapace di affrontare le cause della crisi.
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A Taranto si allentano i blocchi
A Corato la protesta degli olivicoltori è ripartita all’alba, dopo il corteo di trattori e camion che ieri aveva attraversato l’estramurale e il centro cittadino fino alla sede comunale. Ad Andria, invece, alcuni autotrasportatori hanno occupato una rotatoria sulla tangenziale per contestare il prezzo della benzina; la sindaca Giovanna Bruno ha raggiunto il luogo della manifestazione e ha incontrato i partecipanti.
Sulla statale 96 il traffico verso Bari procede regolarmente, mentre si registrano rallentamenti verso Altamura. I mezzi pesanti sono stati lasciati sulla corsia laterale. In questo quadro, a Taranto i lavoratori dell’ex Ilva hanno deciso di rimuovere i presìdi sulla statale 106, davanti alla raffineria Eni, e sulla statale 7, pur mantenendo lo sciopero fino alle 23.
La protesta nello stabilimento di Acciaierie d’Italia è arrivata al quinto giorno e riguarda sia il personale diretto sia quello dell’indotto. Al centro della mobilitazione ci sono l’avvio dello spegnimento dell’area a caldo e il conseguente arresto della produzione. Fim Cisl, Fiom Cgil, Uilm Uil e Usb hanno assunto la decisione durante un’assemblea svolta sulla statale 7 Appia.
Il prossimo passaggio è a Roma
Dopo il documento sottoscritto con Regione Puglia, Comune e Provincia di Taranto, i sindacati guardano alla riunione convocata a Palazzo Chigi per il 27 ottobre. Biagio Prisciano, segretario territoriale della Fim Cisl Taranto-Brindisi, ha invitato i lavoratori a organizzarsi per raggiungere Roma e ha avvertito: “Se il governo non vorrà addivenire a quelle che sono le nostre rivendicazioni dobbiamo continuare a far sentire la nostra voce”.
Anche il fronte agricolo e della pesca calabrese chiede un intervento immediato. Matteo Talarico, referente del Movimento Territorio e Agricoltura, ha riferito che le categorie si sono unite per rafforzare la pressione sul governo: chiedono un sostegno urgente per affrontare l’emergenza, ma anche una riforma del comparto agricolo, un prezzo minimo e soluzioni ai problemi strutturali presenti dal 2022.
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