Camion fermi in Campania: il governo mette sul tavolo oltre un miliardo
Le proteste si attenuano in Sicilia e Calabria, ma restano tensioni e presidi in Campania mentre Palazzo Chigi prepara nuovi sostegni per trasporti e agricoltura.
In Campania la protesta degli autotrasportatori non si è ancora fermata, nonostante alcuni accessi alla rete autostradale siano stati riaperti. Il governo prepara intanto un decreto con nuove misure economiche per il settore e per l’agricoltura, mentre proseguono i controlli contro i blocchi che rallentano la circolazione delle merci.
A Caserta e nella zona di Mercato San Severino, nel Salernitano, diversi punti sono stati liberati mercoledì. Una parte dei manifestanti si è però concentrata nei pressi di Pontecagnano, sull’autostrada verso la Calabria, mentre altri gruppi hanno continuato a presidiare le aree industriali.
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Campania, la protesta resta aperta
Le forze dell’ordine hanno accompagnato circa 500 camion in Campania, così da permettere ai conducenti di riprendere il viaggio. Nel frattempo, il ministero dell’Interno ha comunicato l’identificazione di 1.339 persone: 71 sono state denunciate e 242 hanno ricevuto una sanzione amministrativa.
La stretta è arrivata dopo una riunione a Palazzo Chigi guidata da Giorgia Meloni, alla quale hanno preso parte anche Antonio Tajani, Matteo Salvini, Francesco Lollobrigida e Matteo Piantedosi. L’esecutivo ha ribadito che le richieste economiche della categoria devono essere tenute distinte dagli ostacoli illegali alla circolazione.
Piantedosi ha coinvolto prefetti e questori delle zone interessate, chiedendo di verificare anche l’eventuale presenza della criminalità organizzata. In provincia di Caserta alcuni camionisti hanno riferito di aver subito pressioni per aderire al fermo e di aver trovato gli pneumatici dei propri mezzi tagliati. Gli episodi sono ora esaminati dagli investigatori.
Gli aiuti attesi dal decreto
Il Consiglio dei ministri è stato convocato da Meloni per le 12 con l’obiettivo di varare un decreto legge dedicato all’autotrasporto, affiancato da risorse aggiuntive per il comparto agricolo. Il provvedimento dovrebbe rendere operative le intese raggiunte il 20 ottobre a Milano da Salvini, dal viceministro Edoardo Rixi e dalle principali associazioni di categoria.
Il pacchetto annunciato dall’esecutivo supera nel complesso il miliardo di euro. Tra le misure figura lo sblocco di circa 480 milioni destinati alle richieste di contributo inoltrate dalle imprese entro il 30 agosto. Rixi ha inoltre indicato l’arrivo di ulteriori risorse per settembre e ottobre, chiarendo però che il credito d’imposta collegato potrà essere utilizzato nel 2027.
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Tra le ipotesi ancora da definire c’è anche un possibile limite al prezzo del gasolio, sul quale Salvini ha espresso apertura. Questa eventualità resta separata dagli stanziamenti già individuati e dovrà essere approfondita nei prossimi confronti.
Sicilia e Calabria verso la tregua
In Sicilia la sospensione dei presidi è stata annunciata dopo un incontro nella prefettura di Catania. L’Associazione imprese autotrasportatori siciliani, guidata da Giuseppe Richichi, aveva inizialmente scelto di non aderire all’accordo con il ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, lasciando attivi i punti di protesta tra Messina e Catania, davanti al porto di Palermo e in altre zone dell’isola.
La svolta è arrivata dopo le garanzie sulla partecipazione dell’associazione ai prossimi tavoli nazionali. Nel movimento siciliano, tuttavia, le posizioni erano già differenti: il Comitato trasportatori siciliani aveva interrotto il fermo dopo il confronto del 20 ottobre con Salvini, mentre l’Aias chiedeva interventi più incisivi, tra cui sostegni straordinari per il carburante, una pausa nei versamenti contributivi e finanziamenti a condizioni agevolate.
Anche Fedralog, la federazione calabrese della logistica che aveva promosso la mobilitazione, ha deciso di fermare temporaneamente la protesta. L’organizzazione attenderà l’incontro del 27 ottobre con Salvini, ma ha prospettato una manifestazione nazionale a Roma con i mezzi pesanti qualora le risposte del governo non fossero ritenute sufficienti.
Carburante e costi alla base del fermo
La mobilitazione è nata dall’aumento del gasolio, considerato dagli autotrasportatori ormai incompatibile con i costi di gestione delle imprese. Alla protesta si sono uniti anche gruppi di agricoltori, colpiti dall’incremento delle spese per carburanti, energia e produzione.
Nel corso dei cinque giorni di blocchi, la vertenza ha coinvolto realtà diverse dalle sole associazioni di categoria. Accanto agli operatori organizzati hanno agito comitati locali e gruppi autonomi, con effetti sulla distribuzione di alimenti e carburanti soprattutto nelle aree meridionali.
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