California, tassa del 5% ai miliardari: decide il referendum
Il 3 novembre si vota sulla Proposition 40, ma due quesiti alternativi potrebbero impedirne l’applicazione
La California voterà anche sulla tassa straordinaria destinata ai patrimoni dei suoi miliardari. Il referendum si terrà il 3 novembre, insieme alle elezioni di metà mandato, ma un eventuale successo della misura potrebbe non essere sufficiente a renderla operativa.
GioiaPura
-15% su tutto da GioiaPura
Il prelievo sui grandi patrimoni
La Proposition 40 propone un’imposta una tantum del 5% sulla ricchezza netta delle persone fisiche con patrimoni superiori a 1 miliardo di dollari. L’aliquota piena scatterebbe oltre la soglia di 1,1 miliardi e riguarderebbe chi risultava residente in California il 1° gennaio 2026.
Nel calcolo rientrerebbero azioni, quote societarie e investimenti finanziari, sottraendo i debiti. Secondo i promotori, il provvedimento potrebbe raccogliere 100 miliardi di dollari tra il 2027 e il 2031, con la possibilità di distribuire il versamento in cinque rate. L’ufficio indipendente che assiste il Parlamento californiano ha invece stimato entrate nell’ordine di decine di miliardi.
Il 90% delle risorse sarebbe destinato alla sanità. La parte restante finanzierebbe istruzione, assistenza alimentare e spese amministrative legate alla riscossione.
Le due misure che la contrastano
Sulla scheda compariranno anche la Proposition 41 e la Proposition 42. La prima, sostenuta da associazioni professionali, gruppi imprenditoriali e dalla California Taxpayers Association, imporrebbe limiti sull’utilizzo degli introiti provenienti da nuove imposte.
In particolare, il denaro raccolto con la tassa sui miliardari non potrebbe essere sottratto al limite costituzionale previsto per la spesa pubblica. Se la 41 ottenesse più voti favorevoli della 40, i giudici potrebbero considerare incompatibili le due disposizioni e sospendere l’applicazione del prelievo.
La Proposition 42 avrebbe un effetto ancora più diretto. Appoggiata, tra gli altri, dal governatore Gavin Newsom, dai vigili del fuoco e dai sindacati dell’edilizia, vieterebbe nuove imposte statali sui beni personali, compresi titoli finanziari, partecipazioni, proprietà intellettuale e attività economiche.
La stessa iniziativa restringerebbe inoltre la possibilità di introdurre tasse retroattive. Il riferimento alla residenza fissata al 1° gennaio 2026 e la tassazione degli investimenti finanziari creano così un possibile contrasto con la Proposition 40. Anche in questo caso, una prevalenza della 42 potrebbe portare i tribunali a bloccare la patrimoniale.
Le ragioni dello scontro
I sostenitori della tassa citano la crescita della ricchezza dei miliardari californiani, più che triplicata nell’ultimo decennio fino a 2.300 miliardi di dollari. Nella lettera firmata da Joseph Stiglitz, Paul Krugman, Daron Acemoglu, Peter Diamond, Abhijit Banerjee ed Esther Duflo si osserva inoltre che, tra il 2019 e il 2025, le imposte sul reddito avrebbero rappresentato appena l’1,6% dell’incremento dei loro patrimoni.
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Bernie Sanders ha definito la consultazione “di gran lunga del più importante referendum del Paese”. I promotori sostengono anche che il margine per trasferire la residenza e sottrarsi al pagamento fosse molto ristretto: la modifica avrebbe dovuto essere completata tra il 26 novembre 2025, data di pubblicazione del testo definitivo, e la fine dello stesso anno.
I contrari, guidati da alcuni tra i più ricchi imprenditori del settore tecnologico, prevedono invece una fuga verso altri Stati. A loro giudizio, l’esodo ridurrebbe anche il gettito ordinario dell’imposta sul reddito, oggi pari per i miliardari a circa lo 0,2% dei patrimoni personali.
Poco prima del voto, Meta ha creato nuove azioni senza diritto di voto che permetterebbero a Mark Zuckerberg di reperire risorse per pagare l’eventuale imposta. Per i sostenitori della Proposition 40, l’operazione indica che il fondatore di Facebook considera ormai probabile il versamento.
Le cifre delle campagne
La raccolta fondi mostra una forte differenza tra i due schieramenti. Nel corso dell’anno il comitato favorevole alla Proposition 40 ha ottenuto circa 33 milioni di dollari, mentre le forze che appoggiano la 41 e la 42 hanno messo insieme 340 milioni.
Tra i principali finanziatori figura il comitato politico Building a Better California, che ha raccolto oltre 187 milioni di dollari. Di questi, 56 milioni sono stati impiegati per sostenere il voto contrario alla tassa e 131 milioni per promuovere le due iniziative alternative.
Sergey Brin ha contribuito con 102 milioni di dollari ed Eric Schmidt con 42 milioni. Brin, Larry Page, Zuckerberg e Jensen Huang controllano complessivamente patrimoni vicini ai 1.000 miliardi di dollari; alcuni di loro hanno dichiarato di essere pronti a pagare il nuovo tributo.
La Proposition 40 diventerebbe efficace soltanto con una doppia condizione: la maggioranza assoluta dei votanti dovrebbe approvarla e i suoi sì dovrebbero superare quelli ottenuti sia dalla 41 sia dalla 42. In caso contrario, la decisione potrebbe passare ai tribunali.
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