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Attualità 3 min di lettura1 ora fa

California agricola, i conti non tornano più: diesel e noli alle stelle

Tra inflazione, carburante raddoppiato e trasporti sempre più costosi, le aziende familiari californiane vedono allungarsi il tempo necessario per recuperare gli investimenti.

Per gli agricoltori della California il problema non è soltanto produrre, ma riuscire a far quadrare i conti prima che i costi divorino i margini. In alcuni casi il punto di pareggio si è spostato in avanti di quattro anni, mentre carburante, assicurazioni e trasporto marittimo continuano a pesare sulle aziende.

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Diesel e trasporti mettono alle corde

Michael Rue coltiva riso nella contea di Yuba da circa mezzo secolo. Dopo aver iniziato con pascoli e allevamento, ha trasformato progressivamente i terreni in risaie: oggi il riso costituisce l’85% della sua attività, in una regione dove ogni anno vengono coltivati circa 200mila ettari, quasi tutti nella Valle del Sacramento.

La sua azienda esporta circa metà del raccolto e guarda soprattutto ai mercati del Medio Oriente, con la Giordania come principale punto di accesso. L’aumento dei costi legati alla guerra in Iran ha però aggravato la situazione. «Un carico di diesel costava 24mila dollari, ad agosto era arrivato a 40mila e di recente l’ho pagato 52mila», racconta Rue.

Anche le tariffe marittime sono aumentate, passando da 800 a 4mila dollari a causa dei premi assicurativi. Secondo l’agricoltore, l’instabilità internazionale sta diventando un fattore decisivo per tutti i produttori: se le merci arrivano in ritardo o non raggiungono gli scaffali, recuperare i clienti perduti può essere molto difficile.


Mandorleti, investimenti sempre più lunghi

A Escalon, nella Valle centrale, Danielle Veenstra gestisce sei ettari di mandorleti accanto alla fattoria della sua famiglia. La zona si trova nel cuore della principale area produttiva mondiale, responsabile dell’80% delle mandorle consumate sul pianeta.

La coltivatrice, discendente di immigrati olandesi e componente dell’Almond Board of California, raccoglie le difficoltà di molte aziende agricole familiari. Per un mandorleto servono già diversi anni prima di ottenere un ritorno economico, ma l’inflazione ha ulteriormente dilatato i tempi. «Un coltivatore qui vicino mi ha appena raccontato di aver spostato il punto di pareggio da 7 a 11 anni», spiega Veenstra.

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Il carburante, osserva, ha raggiunto livelli mai registrati prima. Nonostante questo, gli agricoltori continuano a cercare soluzioni e ad adattarsi, mentre la sostenibilità resta una priorità per molte imprese familiari aderenti alla US Sustainability Alliance, rete che riunisce 28 organizzazioni del settore agroalimentare.


Un gigante agricolo fatto di famiglie

La California rappresenta il centro dell’agricoltura statunitense per valore. Karen Ross, segretaria all’Agricoltura dello Stato, indica per il 2025 una produzione da 64 miliardi di dollari; il 95% delle aziende agricole californiane è a conduzione familiare e il 60% dispone di meno di 40 ettari.

Il dato risalta ancora di più se confrontato con la dimensione media delle aziende agricole negli Stati Uniti, pari a 187 ettari. La Central Valley, una distesa agricola lunga circa 700 chilometri, comprende la Valle del Sacramento e concentra gran parte delle coltivazioni dello Stato.

La California è inoltre il secondo produttore di riso tra gli Stati americani e domina il comparto dello Japonica, il riso a chicco medio o corto impiegato soprattutto per il sushi e destinato anche ai mercati esteri. Proprio la forte esposizione all’export rende queste aziende vulnerabili a ogni scossa sui prezzi dell’energia, sulle rotte commerciali e sulla situazione geopolitica.

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