Calabresi avverte: «La sicurezza non basta a fermare il disagio»
Il candidato sindaco di Milano condanna saccheggi e violenze, ma chiede di non confondere gli episodi criminali con le proteste pacifiche e le difficoltà sociali.
Per Mario Calabresi, una città davvero sicura non si limita a reprimere gli episodi violenti: deve anche impedire che il disagio sociale si trasformi in rabbia incontrollata. Il giornalista e candidato sindaco di Milano chiede quindi alle istituzioni di affrontare le cause delle tensioni, senza attenuare la condanna per chi devasta e aggredisce.
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La sicurezza passa dalle responsabilità
Calabresi ritiene necessario un impegno diretto del governo verso gli studenti che scendono in piazza e verso le difficoltà dei camionisti che stanno rallentando i commerci nel Sud. A suo giudizio, servono risposte concrete e non posizioni ambigue, perché la violenza rischia di cancellare ogni spazio per il cambiamento.
Nel ragionamento del giornalista rientra anche il tema della marginalità, che considera un fenomeno concreto. Alimentare le fratture sociali, sostiene, può aggravare una situazione già complessa invece di ricomporla.
Dissenso e violenza non coincidono
Il candidato sindaco separa con decisione le manifestazioni civili dagli atti di violenza. Le richieste avanzate da molte ragazze e molti ragazzi, spiega, nascono dalla difficoltà di immaginare il proprio futuro e non possono essere trattate come un tutt’uno con la guerriglia urbana.
«Il disagio e la marginalità sono un fatto reale», ha detto Calabresi nell’intervista. Allo stesso tempo, ha ricordato i numerosi feriti tra le forze dell’ordine e il dovere, per chi tutela regole e libertà, di distinguere il dissenso legittimo dalla protesta aggressiva.
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Condanna netta, ascolto necessario
Sugli episodi di Milano la posizione di Calabresi resta inequivocabile: saccheggi e violenze devono essere respinti senza attenuanti. «La guerriglia non può avere mai giustificazioni», ha affermato, sottolineando la gravità delle scene viste durante gli scontri.
Garantire ordine pubblico, tutela dei cittadini e rispetto della legalità rappresenta dunque una priorità. Ma, nella sua lettura, è soltanto una parte del problema: criminalizzare anche le proteste pacifiche sarebbe un errore grave e impedirebbe di comprendere la tensione presente nel Paese.
Il governo, aggiunge Calabresi, dovrebbe riconoscere questo malessere e proporre soluzioni adeguate, evitando ironie come l’etichetta di «radical chic» rivolta al sindaco di Milano. Il giornalista respinge inoltre l’idea di attribuire la responsabilità alle opposizioni, ricordando che Elly Schlein ha sempre condannato la violenza.
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