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Attualità 2 min di lettura57 min fa

Bruxelles frena sull’uso dei 7 miliardi per l’energia

Il governo cerca un accordo prima del Consiglio dei ministri del 28 ottobre, tra richieste della Lega e negoziato europeo

Pensioni e riduzione dell’Irpef restano alternative difficili da conciliare nella manovra 2027. Il governo dovrebbe portare il testo in Consiglio dei ministri mercoledì 28 ottobre, dopo un nuovo vertice convocato oggi.

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Il nodo tra pensioni e Irpef

La proposta sostenuta dalla Lega prevede l’uscita dal lavoro a 64 anni con 36 anni di contributi anche per chi ha iniziato prima del 1996. Le risorse potrebbero essere accantonate subito, lasciando però l’avvio della misura al 2027.

L’ipotesi ha provocato contrarietà sia in Forza Italia sia in Fratelli d’Italia. Il timore è che il finanziamento dell’intervento previdenziale renda impossibile la riduzione dell’imposta sul reddito delle persone fisiche chiesta da Forza Italia: aliquota al 33% per i redditi fino a 55mila euro nel 2026 e fino a 60mila nel 2027.

Le due misure, secondo le valutazioni emerse nelle riunioni, non possono essere sostenute contemporaneamente. Il confronto potrebbe quindi concludersi senza l’intervento sulle pensioni, lasciando insoddisfatta la richiesta del leader leghista Matteo Salvini.


Le richieste della Lega

Tra le proposte del Carroccio figura anche l’estensione della tassa piatta alle partite Iva con ricavi lordi annui fino a 100mila euro. Oggi il limite è fissato a 85mila euro.

L’inserimento della misura dipenderà dal via libera dell’Unione europea. La richiesta ha creato irritazione in Fratelli d’Italia, che considera quel bacino elettorale sempre più vicino al partito della presidente del Consiglio Giorgia Meloni.

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Il confronto interno alla maggioranza è proseguito nel secondo incontro di governo, tenuto dopo quello di lunedì 26 ottobre. Le ipotesi circolate nelle prime bozze sono state quindi sottoposte a ulteriori modifiche prima della stesura del provvedimento.


Il confronto sull’energia

Sul fronte europeo, l’esecutivo punta a ottenere maggiore libertà nell’impiego dei 7 miliardi destinati all’emergenza energetica. La flessibilità già riconosciuta per l’energia si aggiunge a quella prevista per gli investimenti militari, ma Bruxelles vorrebbe vincolare le nuove risorse soprattutto a interventi ambientali.

Una fonte vicina al dossier ha riassunto così la posizione del governo: «Non è possibile pensare che passino solo cose che si vedranno tra anni quando la crisi è adesso».

Meloni proverà a ottenere condizioni più ampie nel dialogo con Ursula von der Leyen. Tra gli argomenti utilizzati dall’esecutivo c’è il peso politico dell’Italia, considerata uno dei governi più stabili tra i principali Paesi dell’Unione europea. Il verdetto europeo sull’energia è atteso mentre il governo prepara il passaggio in Consiglio dei ministri.

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