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Attualità 3 min di lettura22 ore fa

Brenner: la Russia potrebbe colpire la Nato entro cinque anni

L'ex dirigente Usa vede vulnerabilità occidentali, cautela cinese su Taiwan e imprese europee esposte alle pressioni esterne.

La Russia potrebbe compiere entro tre-cinque anni attacchi fortemente destabilizzanti contro un Paese della Nato. Per Joel Brenner, ex responsabile del controspionaggio statunitense, la probabilità è «molto alta».

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Il rischio per l’Alleanza

Brenner ha delineato questo quadro in un’intervista rilasciata ad Adnkronos. L’ex National Counterintelligence Executive degli Stati Uniti è stato anche ispettore generale della National Security Agency e oggi insegna al Massachusetts Institute of Technology. È inoltre membro del comitato consultivo di Highground, atteso a Roma per gli HG Dialogues.

Secondo l’analista, Mosca considera vulnerabili sia l’Unione europea sia la Nato. L’unanimità richiesta a Bruxelles rallenterebbe le decisioni internazionali, mentre nell’Alleanza Atlantica esisterebbero da tempo dubbi sulla disponibilità dei Paesi membri a intervenire in difesa di un alleato. Brenner ritiene quindi possibile che l’intero sistema difensivo venga sottoposto a una prova molto seria entro i prossimi cinque anni.

La Cina, al contrario, avrebbe meno interesse immediato a ricorrere alla forza. Pechino sta aumentando rapidamente le capacità delle proprie forze armate, ma gli Stati Uniti conservano una potenza militare molto elevata. Per questo, secondo Brenner, Xi Jinping potrebbe preferire proseguire una competizione che al momento sta andando nella direzione desiderata, evitando di rischiare una guerra anche su Taiwan.


Le fragilità delle democrazie

Il principale problema occidentale, nella sua analisi, non sarebbe soltanto la pressione esercitata da Russia e Cina, ma la debolezza interna delle società democratiche. Il risentimento verso le classi dirigenti, le disuguaglianze, la concentrazione della ricchezza e la difficoltà di pianificare sul lungo periodo renderebbero l’Occidente più esposto alle influenze autoritarie.

Brenner ha richiamato anche il peso delle migrazioni, aggravate dai cambiamenti climatici e utilizzate dalla Russia come strumento di pressione sull’Europa. A suo giudizio, la crescita delle forze di estrema destra è legata anche a queste tensioni. Nel settore privato, inoltre, l’attenzione quasi esclusiva ai risultati trimestrali ostacolerebbe gli investimenti e le strategie di lungo periodo.

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L’ex dirigente americano ha segnalato una preparazione insufficiente delle imprese europee davanti alle minacce di controspionaggio. Il bersaglio delle attività ostili, infatti, non sarebbe più rappresentato soltanto dagli apparati governativi: aziende, università e centri di ricerca sono diventati obiettivi rilevanti nella competizione internazionale.


Il rapporto tra Europa e Stati Uniti

Per Brenner, il legame transatlantico sta attraversando una trasformazione. Stati Uniti ed Europa condividono radici culturali, ma i cambiamenti demografici americani e le diverse priorità delle nuove comunità hanno indebolito il racconto comune costruito durante la Guerra fredda.

L’esperto ha osservato che Washington ha ridotto il proprio impegno nelle istituzioni internazionali, diminuendo così la capacità di esercitare influenza. Un eventuale cambio di amministrazione potrebbe riportare maggiore attenzione alle alleanze, ma non sarebbe realistico pensare a un ritorno esatto alla situazione precedente. L’Europa continuerà comunque a richiedere l’interesse degli Stati Uniti, anche alla luce delle mosse di Vladimir Putin.

Sul piano economico, Brenner ha criticato l’idea che l’Europa possa superare la stagnazione affidandosi soltanto a nuove norme. «L’Europa non può uscire dalla stagnazione a colpi di regolamenti», ha affermato, collegando la ripresa della capacità occidentale anche alla necessità di fissare obiettivi collettivi e di recuperare una prospettiva politica di lungo periodo.

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