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Attualità 4 min di lettura44 min fa

Brasile al voto, Lula può fermare la svolta verso Trump

Il testa a testa tra Flavio Bolsonaro e Luiz Inacio Lula da Silva resta apertissimo: in gioco non ci sono soltanto la presidenza, ma anche Amazzonia, sicurezza e alleanze internazionali.

Il rapporto tra Brasilia, Washington e Pechino potrebbe cambiare in caso di vittoria di Flavio Bolsonaro, anche se una rottura dei legami economici con la Cina non appare scontata. Tiziano Breda, ricercatore associato dell'Istituto Affari Internazionali e analista senior per l'America Latina ad Acled, invita infatti a distinguere la dimensione commerciale da quella diplomatica: «Secondo me l'ambito del commercio va scisso da quello politico».

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La scelta che pesa sull'Amazzonia

Il dossier ambientale è tra quelli destinati a risentire maggiormente dell'esito elettorale. Dopo la sconfitta del movimento di Gustavo Petro in Colombia, il Brasile è considerato da Breda l'ultimo grande presidio regionale contro la deforestazione e lo sfruttamento minerario illegale nella foresta amazzonica.

L'analista ritiene che un successo della destra potrebbe indebolire quel presidio e favorire l'espansione di attività oggi contrastate dal governo. La protezione dell'Amazzonia, insieme all'orientamento geopolitico dell'America Latina e alle politiche sulla criminalità organizzata, costituisce dunque uno dei tre principali punti di distanza tra i due candidati.

Sul piano internazionale, Bolsonaro potrebbe avvicinare il Brasile alle iniziative sostenute dall'amministrazione statunitense di Donald Trump. Tra queste figura lo «Scudo delle Americhe», progetto al quale il candidato ha già manifestato l'intenzione di aderire. Secondo Breda, una sua affermazione rafforzerebbe l'idea di un continente più vicino agli interessi della Casa Bianca.


Sicurezza e alleanze al bivio

La possibile svolta riguarderebbe anche il contrasto ai gruppi criminali. La linea associata a Bolsonaro punta su misure repressive, sulla classificazione delle organizzazioni criminali come formazioni terroristiche e sulla realizzazione di nuove carceri. Lula, invece, avrebbe mostrato che la cooperazione con gli Stati vicini può accompagnarsi a operazioni più efficaci contro la criminalità senza annullare le differenze politiche tra i governi.

Un eventuale cambio di orientamento diplomatico non comporterebbe necessariamente la fine degli scambi con Pechino. Il testo disponibile segnala però che, con Bolsonaro, il Brasile potrebbe ridimensionare il sostegno politico alle iniziative internazionali cinesi, pur mantenendo rapporti commerciali rilevanti con la Cina.


Il voto resta appeso a pochi punti

Le rilevazioni più recenti descrivono una competizione quasi alla pari. Nexus/Btg Pactual attribuisce a Bolsonaro il 50,3% dei voti validi contro il 49,7% di Lula; AtlasIntel/Bloomberg indica invece un 51,1% contro il 48,9%, mentre Datafolha stima il 51% per il candidato conservatore e il 49% per il presidente uscente.

Il risultato del primo turno del 4 ottobre aveva già segnalato un vantaggio di Bolsonaro, arrivato a circa il 47% contro il 45% di Lula. Da allora, tuttavia, la distanza si sarebbe ridotta. Breda prevede perciò «un voto molto serrato, con Bolsonaro ancora un po' in vantaggio, ma la differenza deve essere minima».

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A contendersi la guida di un Paese con oltre 200 milioni di abitanti sono due profili molto diversi. Lula, 80 anni, ex operaio e sindacalista, punta sulla continuità dei programmi sociali e sulla difesa del potere d'acquisto delle fasce più fragili, cercando il quarto mandato. Bolsonaro, 45 anni, raccoglie invece l'eredità politica del padre Jair, sconfitto da Lula nel 2022 e oggi detenuto dopo una condanna per tentato colpo di Stato, con una proposta centrata su sicurezza, valori conservatori e riduzione della spesa pubblica.


Le mosse che hanno riavvicinato Lula

Secondo Breda, il confronto televisivo non avrebbe spostato in modo significativo gli orientamenti degli elettori. La trasmissione è stata dominata da accuse di corruzione, provocazioni e offese personali; i due candidati si sono descritti a vicenda come «corrotto», «pagliaccio» e «bugiardo». Lula avrebbe comunque retto ad alcune contestazioni, compresa quella sui voti attribuiti ai detenuti.

Le variazioni registrate nei sondaggi sarebbero legate soprattutto ad alcune decisioni del governo. Tra queste figurano la riduzione della settimana lavorativa da sei a cinque giorni e l'anticipo di aiuti economici destinati a circa 50 milioni di famiglie, con l'obiettivo di farli arrivare prima dell'appuntamento elettorale.

La partecipazione sarà un altro fattore decisivo. Al primo turno circa 33 milioni di brasiliani, più del 20% degli aventi diritto, non si sono recati alle urne. Breda non prevede però un calo sostanziale dell'astensione: una parte degli indecisi potrebbe essere recuperata da Lula, ma difficilmente in numero sufficiente a modificare radicalmente il quadro.

Anche gli equilibri istituzionali possono influenzare la scelta degli elettori più interessati alla governabilità. Il Partito Liberale di Bolsonaro ha migliorato nettamente la propria presenza sia in Congresso sia negli Stati, un elemento che potrebbe pesare nel momento in cui gli elettori valuteranno la capacità del futuro presidente di governare.


Una campagna divisa tra schieramenti

La polarizzazione si riflette anche nel sostegno pubblico alla corsa presidenziale. Bolsonaro può contare soprattutto su esponenti dello sport, tra cui Neymar Jr e Romario, oltre che sul cantante Gustavo Lima. Lula ha invece ricevuto l'appoggio di Wagner Moura, Caetano Veloso e Chico Buarque.

Il ballottaggio di domenica 25 ottobre arriva così al termine di una campagna segnata da una contrapposizione personale e politica molto dura. Per Breda, il margine ridotto tra i due candidati lascia ancora aperta la contesa, mentre le conseguenze della scelta brasiliana potrebbero estendersi ben oltre il palazzo presidenziale: dalle alleanze regionali alle strategie contro la criminalità, fino al futuro della foresta amazzonica.

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