Brad Pitt sfida la natura, ma la star è Odino
Nel nuovo survival movie di David Ayer, il legame tra un ex marine e il suo cane domina una lotta sempre più estrema tra ghiacci, animali selvatici e ferite.
In Alaska, tra acque gelide e montagne isolate, Brad Pitt non è l’unico a sostenere il peso del film. Il vero centro emotivo di Heart of the Beast è Odino, un pastore tedesco segnato dalla guerra e interpretato da Uber insieme ai suoi tre figli Ryker, Hondo e Seeka. Il rapporto con James, ex berretto verde costretto a sopravvivere dopo un incidente, diventa il motore dell’intera storia.
Odino conquista la scena
James vive lontano da tutto e attraversa fiumi e laghi a bordo del suo idrovolante. Al suo fianco c’è Odino, vecchio compagno di missioni militari: il cane porta cicatrici sul muso, denti sostituiti con elementi in titanio e una protesi a una zampa anteriore. Anche il sonno rivela le conseguenze del passato, perché durante le notti trascorse in tenda gli attacchi di stress post-traumatico lo fanno sobbalzare.
La presenza dell’animale non si limita però alla dimensione affettiva. Odino riempie l’inquadratura con gesti fisici, improvvise leccate e uno sguardo vigile che sembra raccontare il personaggio più di molti dialoghi. Brad Pitt interpreta un uomo ancora in forma ma vulnerabile, rasato quasi completamente e appesantito da acciacchi e ferite; il cane, invece, finisce per avere un ruolo narrativo equivalente al suo.
Una fuga che peggiora a ogni passo
La vicenda cambia bruscamente quando l’idrovolante precipita e finisce sott’acqua. Da quel momento la coppia deve affrontare una sequenza di pericoli sempre più duri: un orso, un passaggio improvvisato su tronchi sospesi sopra un burrone e un branco di lupi descritti come presenze quasi mostruose.
Il film segue la regola classica del survival movie: a ogni ostacolo superato ne arriva uno più minaccioso. James non è un supereroe né un combattente invulnerabile alla Rambo. Quando un incidente gli provoca una grave frattura all’avambraccio, con le ossa che sporgono dalla pelle, è l’intervento di Odino a permettergli di rimettersi in cammino.
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Il legame vale più dell’azione
Uomo e animale condividono acqua e fatica, si muovono all’unisono e procedono sostenendosi a vicenda. La loro intesa non viene mostrata soltanto come cameratesca: in molti momenti assume la forma di una coppia inseparabile, unita da una fiducia costruita negli anni e rafforzata dall’emergenza.
È proprio questa reciprocità a dare forza al film diretto da David Ayer, autore anche di Fury e Suicide Squad, su sceneggiatura di Cameron Alexander. Attorno ai due protagonisti restano soprattutto i paesaggi della Nuova Zelanda e gli effetti speciali legati alle sequenze notturne. J.K. Simmons e Anna Lambe compaiono solo per brevi momenti, lasciando il campo alla relazione tra James e Odino.
Prodotto anche da Damien Chazelle e distribuito da Paramount, Heart of the Beast punta così meno sull’eroismo individuale e più sulla sopravvivenza condivisa. Nel confronto tra la resistenza dell’uomo e quella del cane, la componente emotiva cresce fino a rendere quasi inevitabile la commozione.
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