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Attualità 2 min di lettura1 ora fa

Borello rilancia il voto ai 16 anni e la redistribuzione

Il segretario del circolo Pd di Caselle Torinese lega l’allargamento del voto alle politiche contro le disuguaglianze

Andrea Borello ha rilanciato la proposta di estendere il diritto di voto ai 16enni, collegandola a una più ampia idea di redistribuzione sociale e politica. Il giovane segretario del circolo del Partito Democratico di Caselle Torinese, seguito da centinaia di migliaia di persone sui social, ha indicato nei giovani una delle categorie più penalizzate dagli attuali rapporti di forza.

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Redistribuire risorse e opportunità

Secondo Borello, la redistribuzione non riguarda soltanto il reddito. Nel suo ragionamento rientrano anche il tempo, le opportunità e la possibilità di incidere sulle decisioni pubbliche. L’obiettivo, sostiene, è una democrazia capace di ridurre gli svantaggi economici e sociali che limitano concretamente la libertà delle persone.

L’esponente del Pd ha richiamato il secondo comma dell’articolo 3 della Costituzione, che affida alla Repubblica il compito di rimuovere gli ostacoli capaci di impedire l’uguaglianza e la piena partecipazione dei cittadini. Da questa impostazione deriva, a suo giudizio, l’idea che la povertà non debba essere considerata una colpa individuale, ma l’esito di condizioni sociali sulle quali le istituzioni devono intervenire.

Borello ha ricordato anche un intervento di Elly Schlein durante una tappa torinese della campagna congressuale al Hiroshima Mon Amour. In quell’occasione, la segretaria del Pd aveva presentato la redistribuzione come una politica rivolta a reddito, tempo, occasioni e potere.

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Il voto ai sedicenni

L’abbassamento dell’età elettorale a 16 anni viene presentato da Borello come una conseguenza coerente di questa impostazione. A suo avviso, i giovani subiscono spesso gli effetti delle disuguaglianze, ma non formano un gruppo uniforme: accanto a chi dispone di molte possibilità ci sono ragazzi ai quali vengono ridotte le prospettive di futuro.

Nel suo intervento ha criticato anche il modo in cui alcuni giovani vengono descritti nel dibattito pubblico, attraverso etichette come “maranza”, bande giovanili o “latinos”. Borello ha sostenuto che la politica non dovrebbe trasformare le fragilità giovanili in uno strumento di consenso elettorale e ha richiamato, in questo senso, le scelte del Governo Meloni e la gestione dell’ordine pubblico da parte del Viminale.

L’estensione del voto, ha precisato, non cancellerebbe da sola l’emarginazione dei ragazzi con meno risorse e maggiore vulnerabilità. Potrebbe però modificare gli equilibri della rappresentanza e spingere le forze di opposizione a inserire questa proposta nel programma con cui intendono candidarsi alla guida del Paese.

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