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Attualità 4 min di lettura1 ora fa

Bon Wei firma uno Champagne tra Milano e Avize

Trecento bottiglie numerate, vendute soltanto nel ristorante milanese, nascono da uno Chardonnay Grand Cru del 2018.

Bon Wei ha creato un proprio Champagne: trecento bottiglie numerate, realizzate con uno Chardonnay Grand Cru di Avize e destinate esclusivamente al ristorante milanese.

L’incontro tra la cucina cinese e il vino francese è avvenuto a Milano, dove Bon Wei ha costruito nel tempo una proposta dedicata alle tradizioni regionali della Cina. Il progetto è stato sviluppato da Zhang Le, che oggi affianca il padre Zhang Guoqing nella gestione del locale, insieme all’artista e progettista milanese Teo KayKay.

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Un progetto nato al ristorante

Bon Wei è stato aperto nel 2010 da Zhang Guoqing, Yike Weng e Chiara Wang Pei con l’obiettivo di proporre una cucina cinese elaborata, distante dall’idea di un’offerta standardizzata e a basso costo. Nel 2015, durante Expo, il ristorante ha avviato un percorso sulle otto principali tradizioni gastronomiche cinesi, arrivando a presentare una carta con ventiquattro specialità.

Negli anni Zhang Le ha ampliato anche la cantina, che oggi raccoglie circa trecento etichette. Teo KayKay, invece, collabora da quasi dieci anni con diverse case dello Champagne e si occupa di trasformare le bottiglie in oggetti da collezione. «L’idea non era prendere una bottiglia da un produttore, fare un’etichetta generica, marchiarla e metterla in vendita», ha spiegato Teo. «Sarebbe stata più una marchettata che una storia vera e propria».


Scelte in cantina e disponibilità

Il vino era già stato prodotto e affinato quando il progetto ha preso forma. Zhang Le e KayKay hanno però partecipato alla scelta della base, alle degustazioni con i produttori, alla definizione del dosaggio e alla costruzione dell’identità della cuvée, cercando un legame con la cucina del ristorante.

La bottiglia contiene uno Champagne millesimato 2018 ottenuto interamente da Chardonnay, con sei anni di permanenza sui lieviti. La sboccatura è avvenuta il 4 maggio 2026; il dosaggio è di tre grammi per litro, caratteristica che colloca il vino nella categoria Extra Brut. Il nome scelto è Yì Chen Lòng, accompagnato dall’immagine di un drago.

La produzione è limitata a 300 esemplari, tutti contrassegnati a mano e indirizzati alla sede di via Castelvetro 16, a Milano. Il prezzo è di 140 euro per la bottiglia e di 25 euro per il calice, con vendita riservata a Bon Wei.

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Un precedente nella ristorazione

L’idea di affidare a un ristorante la definizione di una propria cuvée non è estranea al settore. Duval-Leroy ha sviluppato un programma che consente a chef e ristoratori di intervenire nella realizzazione di vini pensati per accompagnare la loro cucina. Tra i partecipanti figurano Christophe Bacquié ed Éric Fréchon, che per il ristorante Lazare di Parigi aveva scelto uno Champagne non dosato.

Un altro caso arriva dai Paesi Bassi: il ristorante Create dello chef Guido Braeken propone una versione della cuvée MV20 di Henri Giraud con un’etichetta dedicata al locale. Per Bon Wei, invece, il punto di partenza è stato un vigneto Grand Cru di Avize, uno dei comuni più noti della Côte des Blancs.


Shanghai e il consumo di lusso

Il rapporto tra Champagne e Cina ha radici più lontane. Nella Shanghai degli anni Trenta le bollicine francesi erano già presenti negli alberghi internazionali, nei club privati e nei locali frequentati dalle fasce più ricche della società. Una ricerca storica di Hugues Martin, pubblicata su Shanghailander, indica che nel 1934 furono importate in Cina circa 42.000 bottiglie, in gran parte attraverso il porto di Shanghai.

Le carte dei vini proponevano marchi come Pommery, Veuve Clicquot, Mumm Cordon Rouge e Piper-Heidsieck. In alcuni locali una bottiglia arrivava a costare trenta dollari, circa il triplo rispetto a grandi rossi francesi come Château Lafite. Il vino europeo, tuttavia, non apparteneva alle consuetudini alimentari della maggioranza della popolazione, più legata al tè e agli alcolici ottenuti dai cereali, tra cui il baijiu.


Un mercato diverso dal Giappone

Dalla fine degli anni Settanta, con la progressiva apertura economica della Cina, il vino francese è tornato a essere associato al prestigio. A imporsi per primi sono stati soprattutto i grandi rossi di Bordeaux, mentre lo Champagne ha avuto una diffusione meno lineare.

Nel 2025 il Giappone ha ricevuto 13,28 milioni di bottiglie di Champagne, risultando il principale mercato asiatico per le bollicine francesi. La Cina continentale si è fermata a circa un milione, nonostante una popolazione di 1,4 miliardi di persone contro i circa 123 milioni del Giappone. I numeri mostrano differenze rilevanti nelle abitudini di consumo asiatiche, evitando di considerare l’intero continente come un mercato uniforme.

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