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Attualità 3 min di lettura32 min fa

Bilancio Ue, i conti non tornano: investimenti a rischio

Bruegel giudica troppo limitate le risorse previste per clima, digitale e innovazione, mentre gli Stati preparano una riduzione di oltre 100 miliardi rispetto alla proposta della Commissione

Per decidere quanto finanziare davvero a livello europeo servono informazioni più solide, soprattutto nel comparto della difesa. È una delle conclusioni del rapporto firmato da Zsolt Darvas, Costanza Greppi-Maturana e Marie-Sophie Lappe per Bruegel, che richiama l'urgenza di colmare le lacune nei dati sul fabbisogno comune.


Servono stime più credibili

Secondo gli autori, la distribuzione delle risorse dovrebbe basarsi su valutazioni realistiche dell'effetto moltiplicatore, non soltanto sulle proiezioni elaborate dalla Commissione. Questo criterio dovrebbe orientare la scelta tra garanzie, sovvenzioni e altre forme di sostegno.

Le garanzie risultano più adatte quando un progetto può produrre ricavi per operatori privati, ma fatica comunque a ottenere finanziamenti. Quando invece i benefici sono soprattutto collettivi, come nella ricerca di base o nella tutela ambientale, restano necessari contributi pubblici e investimenti diretti.


Un bilancio già troppo piccolo

Il problema è che, secondo Bruegel, la dotazione ipotizzata dall'esecutivo europeo non basterebbe neppure a coprire la parte più urgente del fabbisogno. La carenza riguarda la riduzione delle emissioni, la trasformazione digitale, la ricerca, l'innovazione e il contributo europeo alla finanza climatica internazionale.

Il centro studi sostiene che l'Europa debba aumentare sensibilmente la spesa in tutti questi ambiti. La quota che avrebbe più senso sostenere attraverso il bilancio comune, perché collegata ai beni pubblici europei, equivale a circa lo 0,9% del reddito nazionale lordo dell'Unione ogni anno.


Tre scenari, nessuno risolutivo

L'analisi prende in esame il quadro finanziario pluriennale 2028-34 e considera tre possibili modalità di utilizzo delle risorse. La prima conserva le attuali abitudini di spesa; la seconda concentra ogni stanziamento disponibile sui beni pubblici europei; la terza prova invece a ridurre l'intero deficit di investimenti, anche quando i progetti non rientrano in quella categoria.

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Con una disponibilità complessiva vicina ai 2mila miliardi di euro, nel primo caso verrebbe coperto soltanto circa il 12% del divario relativo ai beni pubblici europei. Destinando tutto a quell'obiettivo, la quota salirebbe al 22%; guardando invece al fabbisogno generale, la copertura si fermerebbe tra il 4% e l'8%.


Gli Stati puntano al ribasso

Per colmare completamente il divario dei beni pubblici europei, il bilancio dovrebbe superare di 0,6 punti percentuali del reddito nazionale lordo il livello indicato dalla Commissione. Una prospettiva resa ancora più difficile dal negoziato tra i governi, che starebbero preparando una base di discussione inferiore di oltre 100 miliardi rispetto alla proposta originaria.

La presidenza irlandese sarebbe al lavoro su questo testo negoziale, mentre la precedente versione predisposta dalla presidenza cipriota prima dell'estate era stata respinta dal gruppo dei Paesi favorevoli alla disciplina di bilancio. Quel documento prevedeva infatti una riduzione di 33 miliardi, giudicata insufficiente rispetto alle richieste di Germania e Frugali.


La priorità resta la crescita futura

Darvas e le due ricercatrici chiedono ai governi di spostare il focus dalle consuetudini di spesa agli obiettivi strategici di lungo periodo. Nel rapporto osservano: "Gli Stati membri dovrebbero privilegiare gli investimenti capaci di sostenere le prospettive future dell'Europa, invece di proteggere gli attuali modelli di spesa".

La loro valutazione arriva mentre i leader dell'Unione richiamano spesso il rapporto di Mario Draghi sulla competitività, senza però tradurne pienamente le indicazioni in decisioni operative. Il confronto sul bilancio europeo si annuncia quindi decisivo per capire quante risorse saranno destinate alle trasformazioni considerate essenziali.

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