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Attualità 4 min di lettura1 ora fa

Berlino cambia rotta: case, affitti e il nodo dei 160mila alloggi

Linke, Verdi e SPD hanno trovato un’intesa per la capitale tedesca, ma il progetto deve ancora superare il voto dei partiti e le resistenze sulla politica abitativa

Il futuro governo di Berlino nasce attorno a una promessa ambiziosa: sottrarre una parte consistente del patrimonio immobiliare alle grandi società private e rafforzare il controllo pubblico sugli affitti. Linke, Verdi e SPD hanno raggiunto un’intesa dopo dieci giorni di negoziati, intervallati da una pausa, ma il percorso verso l’insediamento non è ancora concluso.

Le direzioni dei tre partiti dovrebbero esaminare l’accordo già lunedì. Per Linke sarà decisivo anche il congresso convocato il 31 ottobre, dove l’ala più radicale ha già manifestato perplessità. Se il documento verrà approvato, le trattative operative potrebbero partire a novembre e condurre alla nascita di una maggioranza di sinistra nella capitale tedesca.

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La casa resta il vero banco di prova

Il passaggio più controverso riguarda la possibile gestione collettiva di una parte degli immobili appartenenti alle cinque maggiori società private. L’ipotesi, prevista dall’articolo 15 della Costituzione tedesca, consentirebbe di trasferire grandi patrimoni alla proprietà pubblica o a forme cooperative. Non è mai stata applicata e con ogni probabilità sarebbe sottoposta al giudizio della Corte costituzionale.

Il compromesso ridimensiona il progetto iniziale di Linke: la misura scatterebbe soltanto per i gruppi con oltre 10.000 abitazioni, invece che da una soglia di 3.000. Cooperative e soggetti con finalità sociali resterebbero esclusi, così come gli edifici completati dopo il primo gennaio 2021. L’indennizzo non dovrebbe superare i 16 miliardi di euro e non verrebbe finanziato attraverso il bilancio ordinario.

La sindaca designata Elif Eralp ha sostenuto che "in questo modo Berlino sottrarrà circa 160mila appartamenti alle logiche di mercato". Il piano, che Linke avrebbe voluto estendere inizialmente a più di 240mila alloggi, dovrebbe essere definito finanziariamente nel 2027 e diventare operativo a metà del 2028.

A luglio, tuttavia, il Governo federale ha concordato di predisporre una legge per impedire alle regioni federate di nazionalizzare patrimoni immobiliari privati. Il Cancelliere Friedrich Merz aveva inoltre invitato SPD e Verdi a non allearsi con Linke. Steffen Krach, pur avendo escluso durante la campagna le acquisizioni obbligatorie, considera ora l’intesa un compromesso sostenibile.


Affitti, nuove costruzioni e aiuti alle famiglie

L’accordo prevede anche la realizzazione di almeno 100.000 nuove abitazioni. Il dato supera nettamente l’obiettivo annuale di 20.000 alloggi promesso dall’ex sindaca Franziska Giffey, mentre sul patrimonio pubblico gli aumenti degli affitti verrebbero limitati al 2% ogni anno. La misura interesserebbe direttamente circa 400.000 nuclei familiari e potrebbe influenzare anche i parametri utilizzati nel mercato privato.

Tra gli strumenti annunciati figurano un sostegno alle bollette destinato alle persone con redditi più bassi e una struttura incaricata di convertire gli uffici inutilizzati in appartamenti. La coalizione vuole inoltre intervenire contro i canoni eccessivi e gli affitti turistici irregolari, attraverso un registro degli inquilini e un controllo più stringente del mercato.

Il programma mantiene la gratuità dell’istruzione e punta a inserire nelle scuole ordinarie anche i figli dei rifugiati. Linke propone inoltre di concedere il diritto di voto ai cittadini non appartenenti all’Unione europea dopo cinque anni di permanenza. Nel documento trovano spazio anche maggiori investimenti sanitari, con l’obiettivo di potenziare l’assistenza e realizzare una clinica pediatrica presso Charité.

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Clima, bilancio e sicurezza dividono meno

L’impronta dei Verdi emerge soprattutto dal rafforzamento del piano cittadino di decarbonizzazione, del trasporto pubblico e delle aree verdi. Il progetto parla anche di maggiore protezione per le famiglie e le persone meno abbienti, di luoghi destinati agli incontri tra generazioni e di interventi per rendere la città più preparata agli eventi climatici estremi.

Sul fronte della sicurezza, l’intesa non prevede riduzioni per le forze di polizia né lo smantellamento dei servizi incaricati di tutelare l’ordine costituzionale. I tre partiti intendono invece sostenere la democrazia e la cultura, anche attraverso l’ingresso gratuito nei musei ogni domenica.

La coalizione riconosce però la necessità di risanare i conti entro il 2031. Oltre alla riduzione delle spese non necessarie, l’obiettivo è ottenere almeno 400 milioni di euro di nuove entrate ogni anno. Le modalità restano da definire: tra le ipotesi ci sono un aumento dell’imposta sugli acquisti immobiliari, maggiori tariffe per la sosta e un tributo sugli imballaggi.

Il programma conferma la tutela delle aziende municipali e il rispetto dei contratti collettivi, ma promette anche sostegno alle imprese private e alla ricerca, insieme a una riduzione degli adempimenti burocratici. Tra le ambizioni di lungo periodo figura infine la candidatura di Berlino per ospitare l’Esposizione universale del 2035.


L’accordo prova a ricucire sul conflitto mediorientale

Una parte specifica del futuro contratto di governo sarà dedicata alla lotta contro l’antisemitismo e le altre forme di razzismo. Proprio questo capitolo aveva rallentato i negoziati: a Linke era stato chiesto di prendere le distanze dalle dichiarazioni di Vanessa Emde, esponente appena eletta che aveva contestato il diritto di esistenza di Israele.

La deputata ha sottoscritto un impegno comune contro l’antisemitismo e a favore del riconoscimento di Israele, ma in seguito ha pubblicato un nuovo messaggio dai toni analoghi a quelli già contestati. La dirigenza di Linke ha quindi deciso di escluderla da ogni ulteriore attività politica del partito.

I tre alleati intendono inoltre presentare al Bundesrat, la seconda camera del Parlamento nazionale, una richiesta di verifica della compatibilità costituzionale di AfD. Se l’intesa diventerà governo, la maggioranza disporrà di 91 seggi, quattordici oltre la soglia assoluta. L’alternativa formata da CDU, SPD e Verdi avrebbe invece un margine di appena due seggi.

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