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Attualità 3 min di lettura2 giorni fa

Benzina, il tetto divide i gestori: la richiesta a Eni e Ip

Figisc Confcommercio sostiene il contenimento dei prezzi, ma chiede di estenderlo al mercato all’ingrosso per evitare squilibri tra le stazioni di servizio.

Le code comparse in alcune stazioni di servizio hanno segnato l’avvio dell’iniziativa di Eni e Ip, ma per i gestori il problema riguarda soprattutto la diversa capacità di affrontare il ribasso dei prezzi. La Figisc Confcommercio sostiene il contenimento a favore degli automobilisti, purché la misura venga applicata anche alle vendite all’ingrosso.


Il nodo dei rimborsi ai gestori

Bruno Bearzi, presidente nazionale della Figisc, ha spiegato che l’associazione appoggia il tetto al prezzo dei carburanti, ma teme che una parte della rete resti esclusa dalla possibilità di competere. La proposta, condivisa anche da Assopetroli-Assoenergia, punta quindi a garantire condizioni più equilibrate alle imprese attraverso una calmierazione estesa all’ingrosso.

Per le stazioni di proprietà Eni affidate a gestori terzi è stato previsto un ristoro di 1.500 euro. Nel caso di Ip, invece, l’organizzazione sostiene che non sia servito un intervento analogo, perché gli accordi commerciali assicurerebbero già ai gestori un margine non comprimibile.

Bearzi ritiene tuttavia insufficiente l’aiuto riconosciuto da Eni per chi dispone di scorte consistenti: «Chiederemo a Eni se è possibile aumentare questa quota di ristoro», ha affermato, osservando che l’importo potrebbe coprire soprattutto chi aveva fino a 10mila litri nelle cisterne, mentre molti operatori ne possiedono quantità superiori.


Code e incognita rifornimenti

Nella prima giornata si sono verificati rallentamenti e attese, anche se non in modo generalizzato. Secondo Bearzi, in alcune stazioni il carburante è terminato perché le scorte disponibili erano già ridotte; l’eventuale impatto sulla distribuzione dipenderà invece dall’andamento della logistica nei giorni successivi.

Il presidente della Figisc ha sintetizzato così la situazione: «Le code ci sono state, ma solo in alcuni casi i distributori hanno esaurito il carburante». L’associazione attende dunque di capire se l’operazione riuscirà a reggere sul piano degli approvvigionamenti, oltre che su quello commerciale.

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La concorrenza al centro dello scontro

La Figisc aveva già segnalato il rischio che la riduzione promossa dai due gruppi petroliferi producesse uno svantaggio per gli operatori indipendenti. Bearzi aveva parlato di possibile «concorrenza sleale», richiamando anche l’eventualità di un esame da parte dell’Antitrust.

L’associazione aveva espresso perplessità anche in una nota del 26 settembre. A suo giudizio, l’intervento di Eni può offrire un sollievo temporaneo agli automobilisti colpiti dall’oscillazione dei prezzi, ma rischia contemporaneamente di alterare gli equilibri nella distribuzione, soprattutto se non resterà sostenibile nel medio periodo rispetto alle variazioni del mercato internazionale.


Dopo Eni arriva anche Ip

Nella lettura della Figisc, l’iniziativa dell’azienda controllata dallo Stato consente a Eni di aumentare i volumi e di raccogliere consenso, mentre il dibattito sulla tassazione dei sovraprofitti passa in secondo piano. L’associazione ha inoltre ricordato che in Francia TotalEnergies aveva adottato una misura simile, senza che ciò fosse accompagnato da una riduzione delle accise.

La prima reazione degli altri grandi operatori è arrivata da Ip, che ha seguito la strada aperta da Eni. Resta invece da chiarire come risponderanno le altre compagnie attive in Italia e quale effetto avrà il nuovo assetto sui distributori indipendenti, chiamati a confrontarsi con prezzi più bassi senza strumenti equivalenti.

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