Bari, cade il divieto dei detersivi: il Comune non poteva imporlo
Dopo oltre dieci anni di scontri, il Consiglio di Stato stabilisce che una lite condominiale non poteva essere gestita con un’ordinanza d’urgenza.
Dopo più di dieci anni di controversie, il caso del condominio barese si chiude con una bocciatura dell’intervento comunale. Il Consiglio di Stato ha stabilito che il sindaco non poteva imporre limitazioni all’uso di detergenti, disinfettanti e vernici per gestire un conflitto tra privati, anche se la vicenda riguardava la salute di una residente.
L’urgenza contestata dai giudici
Secondo i giudici, la gravità delle condizioni dell’inquilina non è in discussione. Il problema riguarda invece lo strumento scelto dal Comune: un’ordinanza urgente non può diventare il mezzo per regolare stabilmente i rapporti all’interno di un edificio quando sono disponibili altre forme di tutela.
La residente avrebbe potuto rivolgersi al giudice civile, anche attraverso un procedimento urgente, oppure chiedere all’Asl l’adozione di misure destinate a proteggerne la salute. Inoltre, le prescrizioni comunali erano rimaste attive per anni: un elemento incompatibile, secondo il Consiglio di Stato, con il requisito dell’emergenza.
La malattia e i divieti nel palazzo
La vicenda nasce dalle condizioni di una donna colpita da vasculite autoimmune e sensibilità chimica multipla, disturbi che possono provocare reazioni a determinate sostanze. Per ridurre i rischi, la residente limitava i contatti con prodotti chimici e, secondo quanto ricostruito, trascorreva gran parte del tempo all’interno della propria abitazione.
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Nel 2012, durante il mandato di Michele Emiliano, il Comune di Bari aveva vietato o limitato negli spazi comuni l’impiego di detergenti profumati, ammorbidenti, disinfettanti, vernici e altri prodotti ritenuti problematici. Nonostante il provvedimento, la tensione tra i condomini era proseguita.
La lite tra i residenti si riaccende
La donna aveva segnalato sui pianerottoli rifiuti, cartoni, stracci con tracce di disinfettante e salviette profumate usate per pulire un cane. Da quelle contestazioni era nato anche un procedimento penale contro due condomini e l’amministratore, successivamente archiviato il 15 giugno 2026.
A luglio, il Tribunale civile di Bari aveva disposto la sospensione immediata dell’utilizzo delle sostanze indicate nell’ordinanza e chiesto un protocollo specifico per la pulizia delle parti comuni. Gli altri residenti avevano reagito tramite l’avvocato Nicola Quaranta, sostenendo che le iniziative della donna rendessero più difficile la convivenza nel condominio. L’intervento del Consiglio di Stato ha ora riportato il conflitto nell’ambito delle procedure civili, escludendo che potesse essere risolto con un provvedimento municipale d’urgenza.
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