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Attualità 5 min di lettura1 ora fa

Atipiche conquista il premio: la cooperazione che rigenera i territori

Alla terza giornata del Festival Nazionale dell’Economia Civile di Firenze, energia condivisa, diritto alla casa e nuove imprese sostenibili sono stati al centro del confronto

La cooperativa Atipiche, nata a Collalto Sabino in provincia di Rieti, ha ricevuto il Premio Nazionale Prepararsi al Futuro 2026. Il riconoscimento è andato a un progetto che unisce fermentazione, filiere locali, formazione alimentare e sviluppo delle aree rurali, trasformando le competenze agricole in un’occasione di crescita per la comunità.

La premiazione ha rappresentato uno dei momenti principali della terza giornata dell’ottava edizione del Festival Nazionale dell’Economia Civile, in corso a Firenze. Il programma ha affrontato anche il ruolo delle Comunità Energetiche Rinnovabili, l’emergenza abitativa, il rapporto tra economia civile ed economia sociale e il contributo della cultura.


Atipiche punta sulla rigenerazione rurale

La cooperativa premiata ha costruito attorno alla fermentazione un insieme di attività che comprende trasformazione agroalimentare, laboratori, iniziative di educazione al cibo, servizi di catering ed esperienze legate al territorio. Il progetto valorizza la filiera corta e le produzioni locali, con un modello partecipativo fondato sul coinvolgimento della comunità.

L’obiettivo non è soltanto produrre, ma mantenere vive le competenze e le relazioni dei luoghi. In questa prospettiva, il sapere contadino diventa uno strumento per contrastare lo spopolamento e rafforzare la presenza economica e sociale nelle aree rurali.

Silvia Rossi, direttrice di Fondosviluppo, ha sottolineato che l’identità territoriale può diventare un vantaggio competitivo, ma soltanto se accompagnata da innovazione, capacità gestionale, investimenti, competenze digitali e solidità economica. Franco Ferrarini, vicepresidente della Fondazione del Credito Cooperativo Tertio Millennio ETS, ha ricordato invece il sostegno offerto dal Credito Cooperativo a cooperative e nuove imprese, citando una crescita del 12% superiore rispetto agli altri clienti secondo i dati dell’Istituto Tagliacarne.


Energia condivisa, ma ancora poco conosciuta

Nel corso della giornata è stata presentata una ricerca sulle Comunità Energetiche Rinnovabili, realizzata dopo la mappatura di 351 realtà, comprese quelle solidali e a impatto sociale. Dall’analisi emerge che questi organismi si sviluppano soprattutto nei territori dove sono già presenti reti associative e istituzioni capaci di collaborare.

I modelli più efficaci risultano quelli partecipativi e aperti a più soggetti. Secondo la ricerca, le comunità energetiche possono favorire il risparmio, ridurre la povertà energetica, sostenere gli investimenti locali e accrescere il capitale sociale. Il livello di conoscenza resta tuttavia basso: l’indice NESC si ferma a 0,32 su 1, il valore più contenuto rilevato.

Nicola Armaroli, dirigente di ricerca del CNR e divulgatore, ha osservato che gran parte degli strumenti necessari alla transizione energetica è già disponibile. A suo giudizio, attendere soluzioni future come la fusione nucleare o la cattura e lo stoccaggio del carbonio rischia di ritardare interventi già realizzabili. In Italia, ha aggiunto, risultano 300 GW di richieste di connessione alla rete per impianti rinnovabili, contro una domanda di picco compresa tra 45 e 50 GW: anche la realizzazione di un decimo di quei progetti costituirebbe un risultato significativo.


In Amazzonia l’energia è democrazia

Il tema dell’accesso all’energia è stato affrontato anche attraverso l’esperienza dell’Amazzonia. Mario Mantovani, ambientalista e presidente della Fundação Florestal do Estado de São Paulo, ha ricordato che nella regione vivono circa 20 milioni di persone, in gran parte distribuite nella foresta e non nei principali centri urbani.

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L’associazione da lui rappresentata lavora per portare alle comunità locali pannelli solari, collegamenti a internet e strumenti utili all’integrazione. Il progetto mira anche a sostenere la vendita dei prodotti raccolti o estratti nella foresta, come le noci del Brasile e le materie prime impiegate nella cosmetica.

Mantovani ha spiegato che il sostegno riguarda l’intero percorso, dalla produzione alla certificazione, così da impedire che i beni vengano acquistati a prezzi troppo bassi. Conoscere il valore internazionale delle merci e disporre delle certificazioni necessarie, ha sottolineato, può aiutare a costruire una filiera capace di generare sviluppo.


Casa e territori contro le esclusioni

La tavola rotonda dedicata a chi rischia di rimanere indietro ha messo in relazione la crisi abitativa con le nuove forme di disuguaglianza. Lorenzo Terzani, presidente del Consorzio Fabrica, ha ricordato che già quindici anni fa il consorzio aveva individuato nella casa una questione centrale per le fasce più fragili, nonostante l’idea diffusa che le cooperative sociali dovessero occuparsi soltanto di minori e anziani.

Anna Meli, presidente di COSPE, ha evidenziato che l’emergenza abitativa pesa soprattutto su precari, giovani, studenti e persone con redditi bassi o medio-bassi. Le difficoltà aumentano quando alla vulnerabilità economica si sommano discriminazioni legate all’origine, al colore della pelle o al possesso di un permesso di soggiorno.

Alessandro Santoni, coordinatore nazionale della Consulta dei Piccoli Comuni dell’ANCI e sindaco di San Benedetto Val di Sambro, ha richiamato l’attenzione sui comuni di dimensioni ridotte, che rappresentano circa il 70% dei comuni italiani. Il problema, ha osservato, non coincide necessariamente con la distanza geografica: resta escluso soprattutto chi non dispone di reali possibilità di scelta.


Economia civile, una visione comune

Stefano Zamagni, professore emerito di Economia Politica all’Università di Bologna ed ex presidente della Pontificia Accademia delle Scienze Sociali, ha definito l’economia civile un modo di interpretare la realtà, sviluppatosi nella modernità a partire dal pensiero francescano. In questa impostazione, l’economia sociale rappresenta una delle forme attraverso cui quei principi possono essere applicati in contesti storici e geografici differenti.

Gabriele Sepio, avvocato tributarista e segretario generale della Fondazione Terzjus, ha collegato i modelli contemporanei dell’economia sociale alla tradizione dell’economia civile. Si tratta di organizzazioni senza scopo di lucro che rispondono ai bisogni collettivi e adottano sistemi di gestione democratici e partecipativi.

Il confronto ha inoltre ribadito il peso della cultura nel dibattito economico. Matteo Spanò, presidente della Fondazione MUS.E Firenze, ha spiegato che la presenza della cultura nel Festival è coerente con la natura stessa di un appuntamento dedicato all’economia civile, dove sviluppo, comunità e partecipazione vengono affrontati come elementi collegati.

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