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Attualità 3 min di lettura18 min fa

Associazioni, il Ponte sullo Stretto ha 361 prescrizioni

Greenpeace, Legambiente, Lipu e WWF contestano costi, fattibilità e impatti su acque, coste ed ecosistema marino

Il progetto del Ponte sullo Stretto è accompagnato da 361 prescrizioni del Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici. Greenpeace, Legambiente, Lipu e WWF sostengono che il parere non equivalga a un’approvazione definitiva dell’opera e segnalano dubbi su costi, sicurezza e conseguenze ambientali.

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Le richieste dei tecnici

Il Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici ha pubblicato il proprio documento il 6 agosto 2026. Il testo, composto da 353 pagine, contiene indicazioni che secondo le associazioni richiedono modifiche sostanziali al progetto, invece della semplice conferma annunciata dal Ministero dei Trasporti il 13 agosto.

Tra i punti esaminati figurano la resistenza della struttura e del cantiere alle raffiche di vento dello Stretto, la sicurezza in una zona esposta ai terremoti e l’organizzazione della circolazione ferroviaria e stradale. Sono state inoltre rilevate questioni relative al passaggio delle navi e all’impiego di soluzioni tecniche ritenute non allineate alle norme o basate su valutazioni troppo ottimistiche.

Le organizzazioni ambientaliste, richiamando anche le osservazioni di de Miranda, Mazzolani, Rizzo, Doglioni e Signorino, affermano che il progetto definitivo debba essere ancora completato e sottoposto a ulteriori verifiche. Il parere prevede infatti una prima fase di adeguamento progettuale, seguita dalla preparazione del progetto esecutivo, che dovrà tornare all’esame dello stesso Consiglio.


Costi ancora da definire

Secondo le associazioni, lo stanziamento di 13,5 miliardi di euro non sarebbe sufficiente a coprire l’intero percorso. Già la revisione necessaria per arrivare a un progetto definitivo completo comporterebbe spese aggiuntive, al momento non quantificate.

Il ministro Matteo Salvini non ha indicato una data precisa per l’avvio dei lavori, limitandosi a collocarlo entro la fine dell’anno. Per Greenpeace, Legambiente, Lipu e WWF, la complessità delle prescrizioni rende prematuro considerare concluso l’iter tecnico dell’opera.

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Le quattro organizzazioni hanno inviato alla Commissione europea sia il commento al parere del Consiglio sia lo studio sull’analisi del ciclo di vita del Ponte realizzato da Cucinotta e altri ricercatori. Il documento contesta la tesi secondo cui l’impatto climatico complessivo dell’infrastruttura sarebbe positivo.


Acqua e ambiente marino

L’analisi segnala che la costruzione genererebbe emissioni elevate, mentre i traghetti dovrebbero progressivamente ridurre il proprio impatto secondo gli obiettivi dell’Unione europea. Le associazioni ricordano inoltre che nello Stretto sono già operativi due traghetti ibridi e sostengono che l’elettrificazione del collegamento navale avrebbe costi inferiori rispetto alla realizzazione del ponte.

Tra i rischi indicati compaiono anche consumi idrici rilevanti e possibili problemi per gli approvvigionamenti di Messina e Reggio Calabria. Le acque dei laghi di Ganzirri, inclusi nella Rete Natura 2000, potrebbero essere esposte all’inquinamento prodotto dalle attività di cantiere.

Il cantiere interesserebbe circa 40 chilometri di costa e potrebbe riversare in mare acque contaminate e sedimenti. Le organizzazioni richiamano anche uno studio del professore emerito dell’Università di Messina Salvatore Giacobbe, secondo cui le comunità biologiche dello Stretto hanno caratteristiche uniche e non sarebbero sostituibili attraverso interventi di compensazione.

Lo Stretto è considerato un settore biogeografico autonomo, con organismi legati a epoche glaciali e un ruolo rilevante per le rotte di centinaia di specie migratrici. Una nota della rete di associazioni collegata a BirdLife International ha segnalato alla Commissione europea la necessità di tutelare quest’area, per la quale non è prevista un’Area Marina Protetta.

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