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Attualità 2 min di lettura5 min fa

Argentina, l’economia resta al palo: l’estrattivo non basta

Ad agosto il prodotto interno lordo arretra dell’1,7% annuo e la ripresa mensile si ferma allo 0,1%, mentre aumentano i timori di recessione tecnica.

A sostenere i conti argentini è soprattutto il comparto estrattivo e degli idrocarburi, cresciuto dell’11,1% su base annua. La sua spinta, tuttavia, non è sufficiente a compensare la debolezza del resto dell’economia.

Anche ad agosto, infatti, la maggior parte dei settori monitorati ha registrato una diminuzione rispetto allo stesso mese dell’anno precedente. Il quadro conferma una ripresa ancora fragile e disomogenea.

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Undici settori su quindici in calo

Secondo le rilevazioni dell’Istituto nazionale di statistica (Indec), 11 comparti sui 15 analizzati hanno chiuso agosto con un risultato negativo su base annua. Le flessioni più ampie hanno riguardato la pesca, arretrata del 15,7%, i servizi finanziari, scesi del 3,8%, il commercio, in calo del 3,5%, e l’industria manifatturiera, diminuita del 3,2%.

Il solo comparto estrattivo ha mostrato un’espansione particolarmente marcata, con un aumento dell’11,1%. La crescita degli idrocarburi ha quindi attenuato, ma non annullato, l’effetto prodotto dalla contrazione degli altri settori.


Agosto conferma la frenata

Nel complesso, l’attività economica argentina ha perso l’1,7% rispetto ad agosto dell’anno precedente. Si tratta del secondo arretramento annuo consecutivo, secondo l’ultimo indicatore mensile diffuso dall’Indec.

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Il confronto con luglio offre un dato meno negativo, ma non ancora sufficiente a parlare di ripartenza: la variazione mensile è stata infatti positiva soltanto dello 0,1%. Nel mese precedente era stata registrata una caduta del 2,8%.


Cresce il rischio recessione

La sequenza degli ultimi dati espone l’Argentina al pericolo di chiudere con il segno meno anche il secondo trimestre consecutivo. Se il risultato venisse confermato, l’economia entrerebbe nella cosiddetta recessione tecnica.

Nei primi otto mesi del 2026 la variazione cumulata resta comunque positiva, pari all’1,2%. Questo valore coincide con la previsione degli operatori finanziari per l’aumento del prodotto interno lordo nell’intero anno, lasciando però aperti i dubbi sulla capacità dell’economia di mantenere tale ritmo nei mesi successivi.

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