Altman lo boccia, Neon lo porta al cinema: la sfida di Guadagnino
Artificial, il film di Luca Guadagnino sull’ascesa di OpenAI, ha trovato un distributore dopo il passo indietro di Amazon e debutterà nelle sale tra dicembre e gennaio.
Nel racconto di Luca Guadagnino, la nuova generazione di OpenAI non incarna la ribellione che di solito si associa ai giovani. Il regista vede invece ricercatori concentrati sul profitto, sull’affermazione individuale e sui vantaggi personali, in un ambiente dove la ricerca sembra intrecciarsi continuamente con il potere economico.
Il conflitto passa dai protagonisti
Al centro di Artificial ci sono Andrew Garfield, chiamato a interpretare Sam Altman, e Yura Borisov, che presta il volto a Ilya Sutskever. Il confronto tra i due personaggi mette in scena due modi opposti di intendere il rapporto tra intelligenza, etica e capacità di adattamento.
Guadagnano rilievo anche le differenze fisiche costruite dal regista: Sutskever appare come una figura imponente, quasi separata dal proprio talento scientifico, mentre Altman viene descritto come un uomo flessibile e capace di muoversi con disinvoltura tra contesti diversi. Il film, quindi, non si concentra soltanto sulle idee, ma anche sui corpi e sulle dinamiche personali.
OpenAI tra ambizione e potere
La storia prende avvio dall’evoluzione di un piccolo laboratorio senza scopo di lucro, cresciuto rapidamente fino a cambiare natura per ottenere più chip e competere con Google. Artificial affronta così la trasformazione di OpenAI in una realtà orientata al profitto, collegando lo sviluppo tecnologico a ambizione, controllo e avidità.
Per Guadagnino, OpenAI e ChatGPT hanno aperto una porta dagli effetti ancora imprevedibili. Nel film, il tema della verità passa anche dal confronto tra Sutskever e Altman: il primo accusa gli americani di mentire, mentre il secondo sostiene che si scelga di volta in volta quale verità esprimere. Il regista legge questo scambio come il riflesso di una politica capace di cambiare versione a seconda delle circostanze.
Il giudizio di Altman e Amazon
Sam Altman non ha incontrato Guadagnino durante la lavorazione. Dopo la pubblicazione del trailer, però, ha liquidato il progetto con un commento netto: «Sembra brutto». Il regista ha definito la reazione «interessante, per quanto infantile», spiegando di non aver visto l’utilità di un confronto diretto e di aver voluto evitare qualsiasi possibile conflitto di interessi.
Fai una domanda su questo articolo o sul suo argomento: l'AI risponde in modo pertinente.
Il film era nato su commissione di Amazon, che inizialmente ne aveva seguito la produzione. In seguito, mentre la collaborazione con OpenAI si rafforzava anche attraverso un investimento da 15 miliardi di dollari, l’azienda ha rinunciato alla distribuzione, sostenendo di non essere il soggetto più adatto per accompagnarlo sul mercato.
La pellicola trova finalmente casa
Dopo la conclusione delle riprese, Artificial era rimasto senza distributore per alcuni mesi. A sbloccare la situazione è stata Neon, società indipendente che negli Stati Uniti ha portato nelle sale Anora, vincitore del premio per il miglior film nel 2025.
L’anteprima mondiale si è svolta il 5 ottobre al New York Film Festival, nella Alice Tully Hall del Lincoln Center. Quasi tutto il film è stato girato in Italia, tra Ivrea, Torino e Reggio Emilia, con cinque giornate di lavorazione a San Francisco. Negli Stati Uniti l’uscita è fissata al 25 dicembre, mentre in Italia arriverà il 20 gennaio con I Wonder.
Guadagnino ha accelerato il progetto
Il regista ha spinto affinché la lavorazione partisse rapidamente, invece di attendere i tempi spesso lunghi delle produzioni hollywoodiane. Per la sceneggiatura ha condotto una ricerca approfondita e ha sottoposto il testo più volte alla verifica degli avvocati, anche perché una parte consistente dei dialoghi deriva da conversazioni reali.
«La realtà è più spiazzante e sorprendente della fantasia», ha spiegato Guadagnino parlando del film. L’obiettivo dichiarato è stato ricostruire con precisione l’ascesa di OpenAI, senza separare il progresso tecnologico dalle tensioni umane e politiche che ne hanno accompagnato la crescita.
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