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Attualità 2 min di lettura11 ore fa

Allargamento Ue, l’Ucraina cambia le regole: cosa rischia l’agricoltura

La Commissione ritiene possibile accogliere nuovi membri senza riscrivere i Trattati, ma propone vincoli più severi su fondi, voto e settori sensibili

L’ingresso di nuovi Paesi nell’Unione europea potrebbe avvenire senza una revisione dei Trattati. La Commissione, però, indica già i punti da rafforzare per evitare che l’allargamento produca squilibri: tra questi figurano lo Stato di diritto, la cooperazione tra governi e soprattutto le politiche agricole.

Il dossier riguarda in prospettiva anche l’Ucraina, oltre a Montenegro e Albania, considerati tra i candidati che potrebbero avanzare più rapidamente, con un possibile orizzonte compreso tra il 2028 e il 2030. Proprio le dimensioni e la capacità produttiva del comparto agricolo ucraino spingono Bruxelles a valutare misure specifiche.


L’agricoltura ucraina è il nodo più delicato

Secondo le indicazioni della Commissione, per Kiev potrebbe essere necessario introdurre disposizioni temporanee sulla libera circolazione e sull’accesso al mercato. L’obiettivo sarebbe contenere l’impatto sui prodotti agricoli più sensibili e limitare, almeno in una fase iniziale, il sostegno finanziario destinato al settore.

La proposta ha già suscitato una reazione negativa in Ucraina. Taras Vysotskyi, ministro dell’Agricoltura, ha affermato a Politico che il suo Paese «non può accettare» restrizioni permanenti. La questione resta quindi legata non soltanto ai tempi dell’adesione, ma anche alle condizioni economiche che l’accompagnerebbero.


Più strumenti contro le violazioni

La Commissione ritiene che l’Unione disponga già delle basi giuridiche necessarie per accogliere altri Stati senza cambiare l’assetto dei Trattati. Tuttavia, chiede di rendere più efficaci le garanzie contro eventuali arretramenti sul piano democratico e contro il mancato rispetto della collaborazione tra i governi nazionali.

Marta Kos, commissaria all’Allargamento, ha spiegato a Strasburgo che l’Unione può affrontare l’arrivo di un numero maggiore di membri, ma presenta ancora alcune criticità. Tra le misure ipotizzate figurano la riduzione dei finanziamenti europei e, nei casi più gravi, la sospensione dei diritti di voto nel Consiglio.

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La clausola che può sbloccare le decisioni

Un passaggio centrale riguarda la cosiddetta clausola-passerella prevista dall’articolo 48 dei Trattati. Il meccanismo consente di sostituire l’unanimità con il voto a maggioranza in determinate decisioni del Consiglio, anche se per attivarlo serve comunque il consenso unanime degli Stati membri.

Bruxelles propone di utilizzare questo strumento durante i negoziati di adesione, in particolare per aprire i diversi capitoli e per approvare le decisioni intermedie. Sarebbe un modo per rendere più gestibile il processo, evitando che ogni singolo passaggio venga bloccato dal veto di un solo Paese.


Il precedente del 2004 pesa ancora

Le nuove indicazioni arrivano dopo il dibattito aperto nel 2023, quando i Ventisette avevano iniziato a interrogarsi sugli adattamenti necessari in vista di un’Unione più ampia. All’epoca non era stata esclusa nemmeno l’ipotesi di intervenire sull’architettura costituzionale europea.

La Commissione sceglie ora una strada diversa: mantenere invariati i Trattati e intervenire sulle garanzie operative. Il riferimento implicito è alle difficoltà emerse con alcuni Paesi entrati nell’Unione nel 2004, per i quali negli anni successivi sono stati contestati arretramenti sul rispetto dei valori comuni.

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