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Attualità 3 min di lettura2 ore fa

Albania, la crisi che Rama non può archiviare: il nodo è la fiducia

Per Lutfi Dervishi la stabilità del Paese dipenderà dalla risposta alle proteste, dalla trasparenza sulle accuse e dalla tenuta delle istituzioni democratiche.

La permanenza al governo non sarà l’unico criterio con cui giudicare la stabilità dell’Albania. «La stabilità dell’Albania non dovrebbe essere misurata da quanto a lungo un governo rimane al potere, ma da quanto bene funzionano le istituzioni democratiche quando quel governo viene contestato», osserva Lutfi Dervishi, analista politico e docente all’Università di Tirana.

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La fiducia pesa più dei numeri

Secondo Dervishi, Edi Rama dispone di una maggioranza parlamentare consistente, ma il sostegno istituzionale non basta a cancellare il malcontento espresso nelle strade di Tirana. Il problema centrale riguarda il rapporto tra cittadini e potere, soprattutto quando una parte della popolazione ritiene che le proprie richieste non vengano ascoltate.

L’analista invita anche a non confondere chi potrebbe approfittare di una crisi con le cause che l’hanno generata. Corruzione, concentrazione dell’autorità, prospettive economiche, istruzione, protezione dell’ambiente e responsabilità pubblica restano, a suo giudizio, questioni interne alla società albanese. Eventuali tentativi stranieri di alimentare divisioni non cancellerebbero queste ragioni.


Le accuse esterne restano da provare

Rama ha ipotizzato un ruolo di Russia e Iran nelle proteste. Dervishi riconosce che Tirana deve confrontarsi con minacce reali, tra cui gli attacchi informatici attribuiti all’Iran e la disinformazione russa nei Balcani occidentali, ma sottolinea che questi precedenti non dimostrano un coinvolgimento diretto nelle manifestazioni.

Non sarebbero infatti disponibili, al momento, elementi pubblicamente verificabili capaci di provare che Mosca o Teheran abbiano organizzato, finanziato o guidato i disordini. Se il governo possiede informazioni utilizzabili, aggiunge l’analista, dovrebbe diffondere ciò che può essere reso noto e trasmettere gli eventuali profili penali alle autorità competenti. Le contestazioni legate alla sicurezza nazionale, avverte, non dovrebbero diventare strumenti di propaganda politica.

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Proteste e risposta delle istituzioni

La mobilitazione era partita dalla contestazione di alcuni interventi turistici in zone protette, ma si è poi estesa fino a investire il modello di governo del Paese. Alla protesta hanno partecipato anche studenti delle scuole superiori e dell’università: un segnale che, per Dervishi, riflette timori più ampi sulle opportunità e sul futuro delle nuove generazioni.

Le elezioni anticipate possono rientrare tra le soluzioni possibili, ma non scattano automaticamente dopo una serie di manifestazioni. Servirebbe una scelta politica e istituzionale precisa, accompagnata da un confronto reale, da verifiche indipendenti sulle denunce contro la polizia e da risposte convincenti alle richieste della piazza. Quando il voto viene percepito come insufficiente a garantire responsabilità, il rischio è che la frustrazione abbandoni i normali percorsi democratici.


Ue e ordine pubblico, il doppio banco

Il percorso verso l’Unione europea non appartiene a Rama né al suo partito: Dervishi lo definisce un obiettivo nazionale. Bruxelles, spiega, valuterà soprattutto il rispetto dello Stato di diritto, l’autonomia della giustizia e la protezione dei diritti fondamentali. La presenza di proteste pacifiche non sarebbe incompatibile con l’integrazione europea, perché il diritto di riunirsi è parte dei suoi valori essenziali.

Diverso è il caso degli attacchi agli agenti, dei danneggiamenti e delle aggressioni contro gli edifici pubblici, che devono essere perseguiti. Allo stesso tempo, le accuse di forza eccessiva, arresti senza giustificazione e abusi da parte delle forze dell’ordine richiedono accertamenti indipendenti. «Lo Stato ha il diritto e il dovere di mantenere l’ordine pubblico, ma l’uso della forza deve essere legale, necessario e proporzionato», conclude l’analista.

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