AI e sicurezza, il punto cieco: proteggere brevetti e segreti
Marco Santarelli invita a distinguere l’analisi automatizzata dallo spionaggio e chiede più attenzione per tecnologie strategiche, reti umane e sovranità digitale.
La protezione dei brevetti strategici, secondo Marco Santarelli, dovrebbe diventare una priorità di sicurezza nazionale. L’analista non propone di frenare la ricerca né di sottoporre ogni innovazione a un controllo pubblico, ma di individuare ciò che può incidere sugli interessi essenziali del Paese e difenderlo con strumenti adeguati.
Nel suo ragionamento, la rapidità con cui le tecnologie arrivano tanto agli utenti legittimi quanto a chi intende sfruttarle in modo ostile rende insufficiente una tutela limitata alla proprietà formale delle imprese. Il valore da sorvegliare riguarda anche le filiere, le competenze e le applicazioni capaci di produrre conseguenze nel campo della difesa, dell’energia o delle telecomunicazioni.
Douglas
-25% su app da Douglas con Beauty Card
La sovranità passa dalla tecnologia
Il tema si collega direttamente alla trasformazione del settore informatico. L’immagine dell’hacker isolato che, con strumenti modesti, mette in crisi una grande organizzazione non descrive più l’intero panorama: sia l’attacco sia la difesa richiedono risorse, capacità di calcolo e investimenti consistenti.
Per questo Santarelli richiama il Golden Power e ne sostiene un’applicazione più attenta agli strumenti realmente strategici. A suo avviso, le istituzioni dovrebbero conoscere l’origine delle tecnologie adottate da apparati pubblici, forze di polizia e infrastrutture sensibili, oltre alle dipendenze industriali che il loro impiego può creare.
Un rischio analogo riguarda le piattaforme di intelligenza artificiale utilizzate senza adeguate garanzie. Codici, progetti, procedure interne e altre informazioni riservate potrebbero finire fuori dal perimetro aziendale; quando sono coinvolti comparti delicati, una falla interna può trasformarsi in una questione di interesse nazionale.
L’AI accelera, ma non fa spionaggio
L’intelligenza artificiale ha reso accessibili a un pubblico molto più ampio strumenti che in precedenza richiedevano software specializzati, preparazione specifica e tempi lunghi. Incrociando fonti aperte, il sistema può ricostruire collegamenti tra individui, società ed eventi in pochi istanti.
La disponibilità di questi strumenti, però, non equivale alla capacità di svolgere attività clandestine. L’analisi delle fonti pubbliche, la valutazione di un’impresa e la verifica preliminare di un soggetto appartengono a piani diversi rispetto allo spionaggio o al controspionaggio.
Un modello può delineare la rete societaria di un’azienda o raccogliere elementi sul profilo di una persona. Non può stabilire, soltanto attraverso dati accessibili, se qualcuno sia stato inserito in un’organizzazione per sottrarre un brevetto. Per arrivare a informazioni di questo tipo servono contatti, informatori, presenza sul territorio e rapporti costruiti nel tempo.
Fai una domanda su questo articolo o sul suo argomento: l'AI risponde in modo pertinente.
Più automazione, più fonti umane
È qui che Santarelli vede il rafforzamento della Humint, cioè della raccolta informativa basata sulle relazioni personali. L’intelligenza artificiale può ordinare, confrontare e verificare una grande quantità di dati, ma non sostituisce ciò che si apprende osservando direttamente un ambiente o parlando con chi lo conosce dall’interno.
«Più cresce la tecnologia, più l’intelligence deve conservare una rete informativa umana», osserva Santarelli. Un porto rilevante, un cavo sottomarino o un impianto industriale sensibile non si comprendono soltanto attraverso i documenti disponibili: conta anche sapere chi frequenta quei luoghi, quali rapporti intrattiene e per quale motivo vi si trova.
La stessa cautela vale per i contenuti generati o modificati artificialmente. Immagini, ricostruzioni e narrazioni possono essere alterate o orientate, quindi l’analisi non dovrebbe limitarsi a raccogliere ciò che circola in rete. Diventa essenziale ricostruire l’origine di un’informazione e chiedersi chi possa trarre vantaggio dalla sua diffusione.
Un’Europa unita ma non centralizzata
L’ipotesi di un servizio europeo con sede a Bruxelles incontra ostacoli soprattutto operativi. Ogni apparato nazionale dispone di procedure proprie, diversi livelli di segretezza e precise responsabilità nella gestione dei dati; mettere insieme ventisette sistemi significherebbe affrontare problemi complessi di fiducia e autorizzazione.
Il nodo principale non sarebbe l’apertura di un nuovo ufficio, ma la disponibilità dei singoli Paesi a condividere fonti, reti e capacità operative. La cooperazione tra servizi esiste già in numerosi ambiti, ma trasferire informazioni sensibili a una struttura comune rappresenta un passaggio molto più impegnativo.
Per Santarelli, nel breve periodo appare più concreta una collaborazione rafforzata tra gruppi ristretti. Terrorismo, flussi finanziari oltreconfine, criptovalute e minacce informatiche sono aree nelle quali gli interessi convergono con maggiore chiarezza.
Il modello Five Eyes mostra quanto la condivisione dipenda da una fiducia politica maturata negli anni. Anche in Europa, dunque, potrebbe funzionare meglio una cooperazione organizzata per cerchi di affidabilità e obiettivi comuni, con particolare attenzione alle attività di Russia e Cina, invece della nascita immediata di un unico servizio continentale.
Continua a leggere
Sembrava morta: il risveglio choc al funerale in Guatemala
Una ragazza di 15 anni, colpita da un malore, è stata ritenuta deceduta dal padre prima di dare segni di vita durante la cerimonia funebre.
Kiev, la notte dell’attacco: 3 vittime e oltre 20 feriti
Un edificio residenziale di nove piani è stato colpito a Desnyanskyi, con due morti e almeno 21 feriti; segnalate vittime anche in altre zone della capitale
Più AI, più informatori: il paradosso che cambia l’intelligence
L’intelligenza artificiale accelera l’analisi delle fonti aperte, ma secondo Marco Santarelli non può sostituire reti umane, presenza sul campo e controllo delle tecnologie strategiche.
Tre morti a Kiev e blackout: Zelensky accusa Mosca sulla tregua
La capitale ucraina è stata colpita da missili balistici mentre Mosca denuncia quasi mille droni e limita per ore i voli da Vnukovo.