1132notizie oggi Scopri i vantaggi
Attualità 4 min di lettura38 min fa

Agnelli, 870mila euro rifiutati: poi l’affondo sul governo Meloni

Alla Casa del Cinema il musicista ha parlato di cultura, voto, libertà d’opinione e della scelta di lasciare X Factor nonostante un’offerta molto alta.

Manuel Agnelli ha raccontato di aver rinunciato a 870mila euro pur di non trasformarsi in una caricatura televisiva. La decisione di abbandonare X Factor si inserisce nel quadro più ampio di un intervento dedicato al rapporto tra artisti, politica e responsabilità pubblica, durante il confronto con Andrea Scanzi alla Casa del Cinema.

L’incontro, dal titolo “I cattivi maestri”, è andato in scena il 15 ottobre nell’ambito della 21ª edizione della Festa del Cinema di Roma ed è stato promosso dalla Siae. Il fondatore e frontman degli Afterhours ha ripercorso diversi momenti della propria carriera, soffermandosi anche sulla televisione e sul ruolo degli artisti nel dibattito collettivo.

Offerta del giorno23 ottobre

LOOKFANTASTIC

-22% da LOOKFANTASTIC IT

Scade domani
******


Per Agnelli votare resta indispensabile

Pur dichiarando di non amare gli slogan di partito e di non voler indicare pubblicamente candidati, Agnelli ha spiegato di aver iniziato a invitare il pubblico dei concerti a recarsi alle urne. A suo giudizio, anche un voto espresso senza entusiasmo può contribuire a evitare che gli equilibri politici si spostino completamente verso una sola parte.

Il musicista ha difeso inoltre la possibilità per gli artisti di intervenire sui temi politici e internazionali, replicando alle perplessità attribuite a Francesco De Gregori. Secondo Agnelli, non prendere posizione è una scelta legittima, ma lo è altrettanto esporsi e mostrare che la partecipazione alla vita democratica è possibile.

A preoccuparlo è soprattutto l’ostilità verso chi manifesta o parla pubblicamente. Ha rilevato che studenti e personaggi dello spettacolo vengono spesso accusati di disturbare quando assumono una posizione, mentre sui social circolano senza sosta contenuti aggressivi e irresponsabili. Per questo rivendica il diritto di partecipare anche ai programmi di approfondimento: il seguito ottenuto, ha spiegato, se lo è costruito con il proprio lavoro e intende usarlo in modo consapevole.


L’attacco alle scelte sulla cultura

Nel corso del dialogo, Agnelli ha rivolto parole molto dure all’esecutivo guidato da Giorgia Meloni. “Questo governo, nel mondo della cultura, del cinema, del teatro e della musica, ha fatto un disastro. In quattro anni non ha combinato un cazzo, ma ci ha rovinato dei piani che erano praticamente fatti”, ha affermato.

La contestazione ha riguardato in particolare il settore musicale. Secondo il musicista, una legge già approvata e in attesa dei provvedimenti necessari per diventare operativa sarebbe stata smantellata. La sua reazione, espressa con toni volgari, è stata quella di promettere che il mondo della musica avrebbe risposto alla decisione.

Agnelli ha allargato il giudizio anche alle condizioni generali del Paese, citando sicurezza e aumento dei prezzi. Su Milano ha sostenuto che sia oggi la città italiana più pericolosa, chiedendo alla politica di intervenire invece di limitarsi ad attribuire responsabilità a immigrati o giovani chiamati “maranza”.

Chiedi a Readoo3 / 3 oggi

Fai una domanda su questo articolo o sul suo argomento: l'AI risponde in modo pertinente.

Readoo usa l’AI per rispondere velocemente alle tue domande.


La televisione senza compromessi

L’esperienza a X Factor si è conclusa quando Agnelli ha ritenuto di non riuscire più a raccontare la musica nel modo desiderato. Il cambiamento della produzione, arrivato proprio dopo la sua vittoria, lo avrebbe spinto verso il ruolo stereotipato del giudice aggressivo, rendendo il suo personaggio una macchietta e riducendone l’efficacia.

La scelta ha avuto un costo economico rilevante. “Mi hanno offerto 870mila euro per fare la stagione dopo e ho detto di no”, ha raccontato. Il musicista riconosce di aver avuto la possibilità concreta di rinunciare a quella somma, ma respinge l’accusa di essersi venduto per aver lavorato in televisione.

A chi lo critica per la partecipazione a un programma di intrattenimento, Agnelli ha ricordato che anche l’ambiente della musica alternativa non è estraneo a interessi economici e compromessi. Ha citato il rapporto tra pubblicità e copertine sulle riviste musicali, pur riconoscendo a quelle testate un ruolo importante nella crescita della scena rock italiana degli anni Novanta.


Nessuna candidatura in vista

Il musicista ha escluso di voler trasformare il proprio impegno pubblico in una carriera istituzionale. Con ironia si è definito “impresentabile” e ha spiegato di non sentirsi adatto alle dinamiche parlamentari, che considera dure e difficili da affrontare con efficacia.

Nel confronto ha ricordato anche il percorso del padre, attivo prima nella politica nazionale e poi in quella locale. Proprio nell’esperienza territoriale, secondo Agnelli, aveva trovato un modo più concreto per verificare gli effetti del proprio lavoro.

La conclusione del suo ragionamento resta legata alla partecipazione civile: intervenire nella vita pubblica, ha sostenuto, non dovrebbe dipendere dal mestiere svolto o dalla notorietà raggiunta. È insieme una facoltà e una responsabilità che, a suo avviso, la società ha progressivamente smesso di considerare.

Ti è piaciuto? Condividilo

Continua a leggere