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Attualità 2 min di lettura3 ore fa

A Milano 1.200 euro non bastano: la rabbia della Barona

Nel quartiere milanese dove è cresciuto Marracash, i giovani raccontano stipendi insufficienti e futuro incerto, separando il disagio sociale dalle violenze delle proteste.

Per chi è nato e cresciuto alla Barona, periferia sud-occidentale di Milano, il problema non riguarda soltanto il presente: è la possibilità stessa di immaginare un futuro. Con entrate mensili comprese tra 1.200 e 1.500 euro, racconta un giovane del quartiere, le spese quotidiane lasciano poco spazio a progetti, desideri e autonomia.

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Alla Barona il futuro sembra lontano

La testimonianza restituisce il senso di un malessere generazionale emerso durante le proteste degli ultimi giorni. «Non puoi più sognare né vivere una vita normale, quindi sopravvivi e basta», spiega il ragazzo, descrivendo una condizione in cui il lavoro non appare sufficiente per costruire una vita considerata normale.

Il riferimento alla Barona è anche legato alla storia personale di Marracash, cresciuto proprio nella periferia milanese. Le parole raccolte nel quartiere mostrano una frustrazione che non coincide automaticamente con gli episodi di violenza o con i saccheggi registrati a Milano, ma che aiuta a comprendere il disagio espresso da una parte dei giovani scesi in piazza.


Marracash tra rabbia e condanna

Nei giorni scorsi il rapper milanese ha manifestato sostegno alle mobilitazioni contro le disuguaglianze. In uno dei suoi interventi ha scritto: «Aspettavo questa reazione da tempo», accompagnando il messaggio con un’altra frase, «Con le buone non cambi le cose».

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Alcuni utenti lo hanno accusato di incoraggiare la violenza. Marracash ha respinto questa lettura, precisando che la violenza «va condannata», ma ha richiamato anche le cariche della polizia contro gli studenti. La sua posizione ha così tenuto insieme la solidarietà verso la protesta e la presa di distanza dagli atti violenti.


Il disagio non coincide coi saccheggi

Le voci della Barona riportano il discorso sulle condizioni materiali di chi vive con redditi contenuti e percepisce le proprie opportunità come sempre più ridotte. Il tema non è soltanto quanto si guadagna, ma ciò che resta dopo le necessità essenziali e quanto sia difficile trasformare il lavoro in indipendenza e prospettiva.

Proprio per questo, la testimonianza del giovane viene presentata come una chiave per leggere la rabbia alla base delle mobilitazioni, senza confonderla con gli scontri. Il malessere sociale e le violenze avvenute a Milano restano piani distinti: il primo riguarda una generazione che denuncia disuguaglianze e rinunce, le seconde sono gli episodi che hanno accompagnato alcune proteste.

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