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Attualità 2 min di lettura13 ore fa

516.456,90 euro in gioco? Stasi deve prima ribaltare la condanna

L’eventuale indennizzo arriverebbe soltanto dopo l’accoglimento della revisione e un’assoluzione definitiva: la legge prevede comunque un limite massimo.

Per Alberto Stasi la priorità resta ottenere la revisione della condanna, non discutere oggi di denaro. L’ex fidanzato di Chiara Poggi, condannato in via definitiva nel 2015 per l’omicidio di Garlasco, sta preparando con avvocati e consulenti l’istanza da presentare alla Corte d’appello di Brescia.


Il risarcimento resta soltanto un’ipotesi

Parlare adesso di una riparazione economica sarebbe prematuro. Stasi potrebbe rivolgersi allo Stato per chiedere un indennizzo solo se la revisione fosse prima ammessa e poi accolta, con l’annullamento della condanna definitiva e il raggiungimento di un’assoluzione irrevocabile.

Da quel momento avrebbe due anni di tempo per avviare il procedimento legato all’errore giudiziario. Né il diretto interessato né i suoi difensori, finora, hanno indicato il denaro come obiettivo dell’iniziativa: il punto centrale è il tentativo di ottenere la riabilitazione dopo oltre dieci anni trascorsi in carcere.


Il limite fissato dalla legge

L’eventuale somma riconoscibile non potrebbe comunque superare 516.456,90 euro. Stasi ha scontato la pena nel carcere di Bollate per più di dieci anni, a fronte dei 16 anni stabiliti dalla sentenza, e i parametri ordinari prevedono una valutazione media di circa 235 euro per ogni giorno di detenzione.

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Un conteggio puramente matematico porterebbe quindi a una cifra superiore al limite previsto. Anche qualora tutti i passaggi giudiziari avessero esito favorevole, l’importo massimo resterebbe dunque quello stabilito dallo Stato e non la somma risultante dal solo calcolo delle giornate trascorse in cella.


La nuova prova al centro dell’istanza

La richiesta di revisione non è stata ancora depositata. Tra gli elementi indicati dalla difesa figurano le contro-analisi eseguite il 20 settembre 2007 dal Ris di Parma, alla presenza del Dna di Chiara Poggi sui pedali della bicicletta Umberto Dei Milano.

Secondo la ricostruzione riportata, quei nuovi esami avrebbero dato esito negativo in due verifiche. La difesa intende presentarli come un elemento mai esaminato nei precedenti gradi di giudizio e potenzialmente rilevante per rimettere in discussione la condanna che ha portato Stasi in carcere.

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