500 arresti e scuole chiuse: la Francia cerca una via d’uscita
La mobilitazione del 6 ottobre ha portato oltre 400mila persone nelle strade, mentre a Parigi gli scontri sono proseguiti fino a sera e il governo tenta di riaprire il confronto
La protesta francese si allarga e lascia dietro di sé un bilancio pesante: circa 500 arresti, molti dei quali riguardano minorenni, e nuove tensioni nelle principali città. Dopo la mobilitazione del 6 ottobre, con più di 400mila persone scese in piazza in tutto il Paese, Emmanuel Macron ha riunito il governo per valutare come affrontare una crisi ormai sempre più ampia.
A Parigi la tensione non si è spenta
Nella capitale gli episodi più gravi si sono concentrati a Place de la Nation, dove la polizia è intervenuta con cariche contro i giovani rimasti sul posto. Le colluttazioni sono andate avanti fino a tarda sera, prolungando una giornata già segnata da forti contrapposizioni.
Tra i presenti c’erano numerosi ragazzi provenienti dalle banlieue. Nel corso della protesta hanno denunciato discriminazioni e manifestato un disagio profondo, elementi che contribuiscono ad alimentare il malcontento oltre la mobilitazione politica iniziale.
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Il governo prova a riaprire il dialogo
Per ridurre la tensione, il primo ministro Lecornu ha disposto la chiusura delle scuole con l’obiettivo di creare le condizioni per un nuovo confronto. La decisione arriva mentre Macron deve fare i conti con una piazza che lo indica tra i principali destinatari delle critiche.
Lecornu ha inoltre rivolto un duro attacco a Melenchon, leader della sinistra. La convocazione del governo da parte del presidente segnala la volontà dell’esecutivo di coordinare una risposta alla protesta, mentre il numero degli arresti e la presenza di molti minorenni rendono ancora più delicata la situazione.
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