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Attualità 3 min di lettura15 ore fa

2026, il paradosso demografico: la crescita lascia spazio al declino

Il punto di svolta previsto da un vecchio studio potrebbe essere ormai vicino: la fecondità globale cala, ma gli effetti sulla popolazione arriveranno con decenni di ritardo.

Il 13 novembre 2026 non segnerà la fine del mondo, ma richiama una previsione volutamente provocatoria pubblicata nel 1960. Heinz von Foerster, Patricia Mora e Lawrence Amiot avevano ipotizzato, attraverso un modello matematico, una crescita della popolazione destinata a raggiungere un valore infinito proprio in quella data. L’obiettivo non era fare una profezia, bensì attirare l’attenzione sull’aumento rapidissimo degli abitanti del pianeta.

Oggi lo scenario appare quasi capovolto. L’umanità non corre verso un’esplosione demografica: la fecondità è diminuita in gran parte del mondo e il ricambio generazionale potrebbe non essere più garantito. Il calo complessivo, tuttavia, non è necessariamente imminente: la struttura della popolazione può rinviarlo di diversi decenni.


Il ricambio generazionale è a rischio

Il principale indicatore utilizzato dagli studiosi è il Tasso di fecondità totale, spesso indicato con la sigla TFR. Esso rappresenta il numero medio di figli che avrebbe una donna nel corso della vita mantenendo i comportamenti riproduttivi osservati nel periodo considerato.

Per mantenere stabile una popolazione servono, in condizioni normali, circa 2,1 figli per donna. La soglia supera quota due perché nascono leggermente più maschi che femmine e perché una parte dei bambini non raggiunge l’età in cui potrebbe avere figli. Se il valore resta al di sotto di quel livello, nel lungo periodo le nuove generazioni diventano meno numerose delle precedenti.

L’effetto, però, non si manifesta immediatamente. Le donne che oggi hanno figli appartengono a generazioni nate venti o trent’anni fa; per questo una riduzione delle nascite si riflette sulla platea delle future madri soltanto dopo un certo intervallo. Mortalità e immigrazione possono modificare il quadro, ma non cancellano la tendenza se la fecondità rimane stabilmente inferiore alla soglia di sostituzione.


Quando inizierà la discesa globale

Secondo un’analisi recente di Jesús Fernández-Villaverde e Patrick Norrick, il mondo potrebbe avere già oltrepassato il livello critico. Le proiezioni delle Nazioni Unite collocano l’avvio della diminuzione della popolazione non prima del 2080, mentre simulazioni costruite sulla dinamica dei sistemi indicano tempi più ravvicinati: il passaggio potrebbe avvenire entro vent’anni o persino durante il decennio attuale.

La distanza tra queste stime dipende dai modelli utilizzati e dalle ipotesi sull’evoluzione delle nascite. In ogni caso, il punto centrale non è una diminuzione immediata degli abitanti, ma il fatto che il declino potrebbe essere ormai incorporato nella struttura demografica mondiale.

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L’Italia anticipa la tendenza

Nei Paesi industrializzati il TFR è quasi ovunque inferiore a 2,1. La Corea del Sud, per esempio, si trova sotto quota uno, mentre in Italia il valore indicato è pari a 1,2. Il numero complessivo degli abitanti italiani riesce a mantenersi vicino alla stabilità soprattutto grazie all’immigrazione, anche se la dinamica resta negativa.

La situazione è diversa in molte aree dell’Africa e in altri Paesi non industrializzati, dove le donne hanno ancora mediamente più figli della soglia necessaria al ricambio. Anche lì, tuttavia, la direzione sta cambiando. La maggiore mortalità infantile rende inoltre necessario un numero più alto di nascite per conservare invariata la popolazione.


Meno abitanti, ma senza collasso

Una popolazione mondiale meno numerosa potrebbe ridurre la pressione su territorio, energia e materie prime. In questa prospettiva, il rallentamento demografico non rappresenta necessariamente una minaccia e potrebbe rendere più semplice la gestione delle risorse di un pianeta già fortemente inquinato.

Il problema nascerebbe da una contrazione troppo brusca. Una diminuzione graduale è diversa da un crollo: nel secondo caso aumenterebbero le difficoltà legate all’invecchiamento, alla disponibilità di lavoratori e all’organizzazione dei servizi. L’equilibrio, dunque, resta l’elemento decisivo.

Il tema è approfondito nel libro di prossima pubblicazione intitolato La fine della crescita della popolazione, previsto per il 2026. Un’analisi successiva sarà dedicata alle ragioni che hanno portato al calo della fecondità.

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