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Attualità 3 min di lettura15 ott

181 milioni di bambini affamati: la crisi che gli aiuti non fermano

Il 25% dei minori sotto i 5 anni vive una grave povertà alimentare, mentre conflitti, clima e fondi in calo aggravano l’emergenza.

Il dato più allarmante riguarda i primi anni di vita: nel mondo circa 181 milioni di bambini sotto i 5 anni non ricevono un’alimentazione sufficiente e varia. Quasi 43 milioni soffrono di malnutrizione acuta e, tra questi, 12 milioni presentano la forma grave, con conseguenze potenzialmente irreversibili sulla salute e sulla crescita.

La denuncia arriva da Save the Children alla vigilia della Giornata mondiale dell’Alimentazione. Secondo l’organizzazione, la malnutrizione è ancora all’origine di quasi metà dei decessi tra i bambini sotto i 5 anni e resta una delle minacce più gravi alla sopravvivenza infantile.

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Cure insufficienti nelle aree più fragili

Nei primi dieci mesi dell’anno, le emergenze nutrizionali più gravi hanno ottenuto appena il 31% delle risorse necessarie: circa 3,1 miliardi di dollari su un fabbisogno complessivo di 10 miliardi. L’analisi ha preso in esame quasi 20 Paesi, tra cui Sudan, Yemen e Somalia, segnati contemporaneamente da fame, instabilità e sistemi sanitari in difficoltà.

Soltanto un bambino su tre riceve oggi l’assistenza nutrizionale di cui avrebbe bisogno. Nel 2025, inoltre, 266 milioni di persone, pari al 22,9% della popolazione considerata in 47 Paesi e territori, hanno dovuto affrontare livelli elevati di insicurezza alimentare acuta.


Guerre e clima spingono la fame

I conflitti rappresentano il principale motore della crisi: interrompono la produzione e la distribuzione del cibo, costringono milioni di famiglie a fuggire e rendono più difficile raggiungere ospedali e servizi nutrizionali. Nel 2025, 23,1 milioni dei 39,1 milioni di persone in condizioni di emergenza alimentare vivevano in Paesi dove la guerra era la causa principale della fame.

A Gaza, più di 1,2 milioni di persone si trovavano in una condizione di insicurezza alimentare acuta classificata nella Fase 3 IPC o superiore. Senza nuovi interventi umanitari, circa il 90% della popolazione, pari a 1,9 milioni di persone, potrebbe affrontare livelli elevati di fame fino a dicembre 2026. Entro aprile 2027, inoltre, oltre 74.000 bambini sotto i 5 anni rischiano la malnutrizione acuta, compresi più di 11.000 casi gravi.

Anche il Sudan mostra un deterioramento rapido: nel 2026 si stimano circa 825.000 bambini sotto i 5 anni colpiti da malnutrizione acuta grave, il 7% in più rispetto al 2025 e il 25% oltre il livello registrato prima dell’inizio del conflitto. A questa pressione si aggiunge l’instabilità in Medio Oriente, che può interrompere le rotte commerciali e far aumentare i costi di cibo e carburante.

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Secondo le stime, un prolungamento della crisi mediorientale potrebbe esporre altri 45 milioni di persone a livelli elevati di insicurezza alimentare. Gli eventi meteorologici estremi contribuiscono già a circa un terzo della fame acuta nel mondo; il ritorno di El Niño potrebbe aggravare siccità e alluvioni, danneggiare i raccolti e ridurre la disponibilità di acqua potabile.


Fondi dimezzati, vite a rischio

Nel 2025 le risorse per assistenza alimentare, agricoltura e nutrizione sono diminuite del 59% rispetto al 2022. La riduzione dei finanziamenti ha ristretto la platea degli interventi: dai 36 milioni di donne e bambini inizialmente previsti si è scesi a 16,7 milioni di beneficiari.

Questa contrazione ha lasciato senza trattamento circa 2 milioni di bambini con malnutrizione acuta grave e ha esposto al pericolo circa 369.000 persone. In Afghanistan, la malnutrizione acuta tra i minori di 5 anni è cresciuta del 14% in quattro anni, raggiungendo 3,7 milioni di bambini nel 2026, mentre gli aiuti internazionali sono calati di quasi il 70%.

Nello stesso Paese, 600 strutture sanitarie hanno chiuso o sospeso le attività, privando dell’assistenza circa 4 milioni di persone, metà delle quali bambini. In Uganda più di un milione di rifugiati ha perso il sostegno alimentare; ad Haiti, invece, l’interruzione dei pasti caldi destinati alle famiglie sfollate ha aggravato la fame.

Le proiezioni indicano che un ulteriore e rapido ridimensionamento dei fondi potrebbe provocare fino a 22,6 milioni di morti aggiuntive entro il 2030, tra cui 5,4 milioni di bambini sotto i 5 anni. Daniela Fatarella, direttrice generale di Save the Children, ha affermato che la malnutrizione può essere prevenuta e contrastata, ma ha chiesto ai leader mondiali di aumentare gli investimenti, rafforzare i sistemi sanitari e affrontare le cause della fame prima che le crisi si trasformino in tragedie umanitarie.

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