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Attualità 2 min di lettura4 giorni fa

15 sconosciuti in sei mesi: il racconto di Marianne sul marito

Una macchina fotografica portata in Toscana per gioco diventa, secondo il racconto di una donna, l’inizio di una lunga spirale di pressioni, incontri e sofferenza psicologica.

Marianne, nome scelto per proteggere la sua identità, racconta di aver visto trasformarsi il proprio matrimonio in una situazione che non sentiva più di poter controllare. Tutto, secondo la sua versione, sarebbe cominciato durante la luna di miele in Toscana, quando aveva 22 anni ed era appena sposata con l’uomo che chiama Ben.


La videocamera dietro il viaggio romantico

In valigia c’era una macchina fotografica digitale che il marito aveva presentato come uno strumento per fotografare panorami e luoghi visitati. La prima notte, però, Ben l’avrebbe sistemata nella stanza da letto, proponendo alla moglie di realizzare immagini intime da rivedere insieme in futuro.

Marianne accettò quella che le sembrava una proposta legata alla loro complicità di coppia. Sei mesi più tardi, sempre secondo il suo racconto, scoprì che quelle immagini erano state pubblicate su una piattaforma frequentata da persone interessate allo scambio di partner, con l’obiettivo di attirare uomini disposti a incontrarla.


La pressione fino al primo incontro

All’inizio Ben avrebbe minimizzato la situazione, parlando soltanto della possibilità di bere qualcosa con uomini conosciuti online. Di fronte alle esitazioni della moglie, però, sarebbero arrivati silenzi, sensi di colpa e manifestazioni di delusione, fino a farle percepire il rifiuto come una fonte di sofferenza per il marito.

Dopo mesi di insistenza, Marianne accettò di vedere il primo contatto, convinta che si sarebbe trattato di “solo un aperitivo”. L’uomo fu invece invitato nella loro abitazione. Lei racconta di essere rimasta immobile e incapace di pronunciare ad alta voce un rifiuto; Ben avrebbe letto quel silenzio come un assenso.

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Incontri organizzati senza scelta

Da quel momento, gli appuntamenti sarebbero proseguiti circa una volta al mese. A occuparsi dell’organizzazione era Ben, che secondo Marianne selezionava gli uomini, stabiliva la frequenza degli incontri e decideva anche come lei dovesse vestirsi.

La donna riferisce inoltre che alcuni rapporti venivano registrati. Nel tentativo di reggere quella situazione, avrebbe iniziato a fare ricorso all’alcol, mentre sul piano mentale cercava di separarsi da ciò che stava vivendo fisicamente.


Il distacco dal proprio corpo

Marianne descrive questo meccanismo come una forma di dissociazione: una reazione che, nel suo racconto, le consentiva di percepire meno ciò che le accadeva. Lo accosta a un’esperienza riferita anche da molte persone che hanno subito violenza sessuale, chiarendo così la profondità del disagio maturato durante quei mesi.

La sua storia, per come viene presentata, non riguarda quindi soltanto il numero degli uomini incontrati, arrivati a 15 in sei mesi. Il punto centrale è il passaggio da un gioco accettato all’interno della coppia a una dinamica in cui Marianne sostiene di non essersi più sentita libera di decidere.

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